Cronaca

Da Marx alle linguine: l’ex Casa del popolo di Ghedi ora è un ristorante

Punto di riferimento per molti politici locali di sinistra, negli anni d’oro è stata custodita dal mitico «Berto B»
Gianantonio Frosio
L'ex Casa del popolo oggi è un ristorante
L'ex Casa del popolo oggi è un ristorante

Non ci sono più i comunisti di una volta: quelli alla Peppone, tutto casa, sezione e partito; quelli che «bandiera rossa la trionferà». Siccome erano in simbiosi con loro, non ci sono più neanche le Case del popolo: a parte qualche eccezione, sono state relegate nel dimenticatoio o trasformate in altro.

Quella di Ghedi, all’angolo tra via Matteotti e via Calvisano, è finita nelle mani di un’immobiliare, emblema di quel capitalismo tanto detestato. Così, nel corso degli anni l’ex Casa del popolo è diventata «all you can it», pizzeria, ristorante. Da Karl Marx alla nouvelle cuisine, dalla lotta di classe alla lotta di glassa.

La storia

Negli anni d’oro la struttura aveva un angelo custode: Berto B. Il nome con cui era stato iscritto all’anagrafe è stato annientato dallo pseudonimo: ancora oggi che è passato dalla Casa del popolo alla Casa di riposo tutti lo chiamano così. Lui stesso si presenta dicendo: «Sono Berto B».

Persona squisita, gentleman d’altri tempi, Berto B gestiva il bar al pianterreno, sopra il quale, al primo piano, c’erano gli spazi dove negli anni ‘60, ‘70 e ‘80 s’è fatta le ossa la meglio gioventù della sinistra locale: Beppe Franzoni, Giacomo Lombardi, Roberto e Tarcisio Lanfredi, Fausta Manenti, Piero Benini, Tullio Treccani, Anita Aguzzi, Agostino Bonetti. Alcuni non ci sono più, altri sono impegnati nell’amministrazione del Comune. C’è pure chi ha appeso la politica al chiodo.

«La costruirono i socialisti - ricorda Lombardi -. Poi, quando il Psiup confluì nel Pci, la Casa entrò nella disponibilità del partito. Era la sede del Circolo Arci e di tante attività: letture libri, cineforum, dibattiti, riunioni del partito».

«Si programmavano anche le Feste dell’Unità - aggiunge Franzoni -. Da lì, inoltre, la domenica partivano i volontari per distribuire il giornale del partito: l’Unità. C’erano più di 300 abbonati».

La svolta

 A cavallo tra il secondo e il terzo millennio la svolta: «Essendo in difficoltà economiche - dice Lombardi - a livello nazionale il partito decise di alienare alcuni immobili, tra cui la nostra Casa del popolo. Cercammo di impedirlo, ma invano».

Il resto è storia recente. Là dove si studiava il materialismo storico e la filosofia della prassi oggi si guarda all’uovo marinato e alle linguine di Gragnano: da Karl Marx e Antonio Gramsci a Carlo Cracco e Antonino Cannavacciuolo. In quelle stanze che ospitavano le carte di partito oggi alberga la carta dei vini. Tutto è cambiato. Inevitabile. Però rimane un retrogusto di nostalgia: sembra Amarone, ma è solo amaro.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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