Come si può capire dal titolo, Mario Calabresi non ha voluto parlare della sua possibile candidatura a sindaco di Milano per l’anno prossimo. Alla domanda dritta del direttore del Giornale di Brescia Giorgio Bardaglio – che ha moderato l’incontro alla Festa dell’Unità della Valverde – l’ex direttore della Stampa e di Repubblica ha risposto con un semplice: «Il libro sta andando benissimo grazie alla Maturità». E a nulla è servito insistere. Calabresi ieri non ha dato nessun segnale politico.
La serata
Per dovere di cronaca è giusto ricordare che in effetti la serata aveva come focus proprio la presentazione del suo ultimo libro, «Alzarsi all’alba», da cui è stato preso, appunto, un brano per la prima prova della Maturità. Calabresi ha spiegato che voleva scrivere di fatica senza parlare di passato. «Nessuna nostalgia», precisa lui stesso, che racconta di tutti quegli incontri conditi di tristezza e di troppi «ai miei tempi si stava meglio».
Qualche battuta sul meteo e quando promette che sul palco non sarà un monologo in platea iniziano a comparire i primi ombrelli. Comunque, per non incappare in un soliloquio e per evitare che la gente abbandoni prima del tempo le sedie arriva la domanda – quella, già citata, su Palazzo Marino – che un po’ tutti si aspettano. Nessuna risposta. Che se proprio vogliamo non è neanche una smentita. Comunque non si possono glissare completamente tutti gli argomenti politici e quindi al «ma lei piace a tutti, sia a destra che a sinistra» la risposta è piuttosto scontata «credo di avere un pubblico largo».
Onesta
Per Calabresi il consenso si costruisce l’onestà intellettuale, non promettendo soluzioni miracolose. «Bisogna dire la verità ai cittadini, partire dai problemi concreti: la manutenzione delle scuole, delle strade, della sanità, dei trasporti. Sono questi i temi che incidono sulla vita quotidiana delle persone».
Così, per spiegare i rischi di una politica costruita principalmente sulla rabbia, Calabresi ha richiamato Donald Trump. Il presidente statunitense, secondo il giornalista, è riuscito a intercettare problemi e paure reali presenti nella società americana: la perdita del lavoro industriale, l’impoverimento della classe media, i costi della sanità e dei farmaci, la diffusione delle dipendenze e le difficoltà legate a mutui e costo della vita.

«Trump è stato eletto perché ha individuato problemi veri e ha parlato a persone che avevano la sensazione di non essere più ascoltate», ha spiegato. Il problema è stata però la risposta. «La sua è una ricetta che cavalca la rabbia e indica continuamente dei nemici ai quali attribuire la colpa di ciò che accade».
Le idee ci sono, anche se Calabresi ammette che di soluzioni magiche non ne ha. Ma si dovrà attendere ancora un po’ per capire se effettivamente il giornalista sarà in corsa per Palazzo Marino. Si chiude la serata senza grosse emozioni – politiche s’intende – come si chiudono gli ombrelli.




