La famiglia di Mario Bozzoli ora chiede l’atto di morte

Per lo Stato l’imprenditore è ancora una persona scomparsa. La Procura è pronta a firmare
Mario Bozzoli al lavoro nella fonderia a Marcheno -  Foto © www.giornaledibrescia.it
Mario Bozzoli al lavoro nella fonderia a Marcheno - Foto © www.giornaledibrescia.it
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Vittima di omicidio. In un caso che oltre ad avere i contorni di un giallo fin dalle prime battute ora è la fotografia di un cortocircuito normativo tutto italiano.

Se per la giustizia Mario Bozzoli è infatti vittima di un omicidio commesso dal nipote Giacomo condannato in tutti i gradi di giudizio, per lo Stato italiano l’imprenditore di Marcheno svanito nel nulla l’otto ottobre 2015 - gettato nel forno della fonderia di famiglia secondo i giudici - ad oggi è ancora una persona scomparsa. Con tutto ciò che ne consegue. A partire dal blocco dei beni mobili ed immobili a lui riconducibili e affidati alla moglie Irene, nominata dal tribunale curatrice del patrimonio. Lo sblocco per legge avviene dopo dieci anni dalla scomparsa attraverso una sentenza di morte presunta che, dice la legge, «produce gli stessi effetti della morte naturale, a partire dal giorno in cui risale l’ultima notizia certa dell’esistenza in vita dell’assente». Ora però i tempi - seppur di un anno a questo punto - possono essere ridotti.

La richiesta della vedova e dei figli

Irene Zubani, vedova di Mario Bozzoli, insieme ai figli © www.giornaledibrescia.it
Irene Zubani, vedova di Mario Bozzoli, insieme ai figli © www.giornaledibrescia.it

La vedova di Mario Bozzoli, attraverso i suoi legali Vieri e Vanni Barzellotti ha chiesto infatti alla Procura di dichiarare il decesso del marito e la distruzione del cadavere così come hanno stabilito le sentenze di primo grado, d’appello e di Cassazione. La donna, che ha preferito fin qui non commentare la fuga di Giacomo e che ha sempre detto di «volere giustizia, ma non vendetta» pur non avendo una tomba sulla quale poter piangere il marito, aspetta che venga riconosciuto anche dallo Stato quanto sancito dai giudici: l’uccisione di Mario.

L’atto di morte è previsto dall’art. 78 del DPR 396/2000, in merito alla «irreperibilità o irriconoscibilità di cadavere» e prevede che «nel caso di morte di una o più persone senza che sia possibile rinvenirne o riconoscerne i cadaveri, il procuratore della Repubblica redige processo verbale dell’accaduto; l’atto di morte viene formato con la procedura di rettificazione sulla base del decreto emesso dal tribunale; la relativa azione è promossa dal procuratore della Repubblica». 

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