La prima legge italiana sui data center non ha fatto in tempo a diventare vecchia che già bisogna passarla allo scanner per cambiarla. Approvata solo pochi mesi fa, tornerà sui banchi del Consiglio regionale alla fine di novembre, con i correttivi licenziati dalla Giunta guidata da Attilio Fontana. Una retromarcia? Per il governatore, semmai, una prova di saggezza: «Quando ci si rende conto che una legge ha delle imperfezioni, i saggi la modificano». E per non lasciare dubbi sulla disponibilità a rimetterci mano, apre anche a ulteriori confronti con i sindaci, tra i più critici verso le regole che dovrebbero governare la corsa ai centri dati.
La maggioranza prova così a ricompattarsi. Anche Forza Italia, finora riluttante a modificare il testo, si dice favorevole ai correttivi. Che introducono nuove condizioni per il consumo di acqua e l’approvvigionamento energetico, verifiche preventive sulla fattibilità delle connessioni elettriche e maggiori garanzie urbanistiche per gli insediamenti sui terreni agricoli. Una stretta che, nelle intenzioni della Regione, dovrebbe distinguere gli investimenti concreti dalle semplici prenotazioni di potenza.
I contrari
Per l’opposizione, però, il problema è proprio il tempo perduto. «La propaganda unita alla confusione normativa con cui si è mosso il centrodestra lombardo in materia di data center ha generato il caos più totale» attacca la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Paola Pollini. Che chiede una moratoria sui nuovi insediamenti, denunciando una legge approvata «con toni trionfalistici» e già bisognosa di riparazioni. Nel mirino anche l’invito di Fontana a non trasformare i data center in nuove centrali nucleari, giudicato «irrispettoso» verso cittadini e amministratori locali.

Ma il vero nodo è un altro: le nuove disposizioni si applicheranno soltanto alle domande presentate dopo la loro entrata in vigore. I procedimenti già avviati continueranno con le vecchie regole. «Altroché chiudere il cancello dopo che i buoi sono scappati, qui ormai non esiste più nemmeno la staccionata», ironizza Pollini. Che affonda: «Leggi improvvisate e correttivi postumi sono prova del dilettantismo di questa Giunta. Serve una pianificazione seria, con regole stringenti sulla localizzazione degli impianti e garanzie concrete per i territori».
Fontana promette ulteriori aggiustamenti, l’opposizione pretende di fermare la corsa. Nel frattempo, per chi ha già presentato domanda, il regolamento resta quello di prima. E la saggezza legislativa, almeno per ora, arriva a partita cominciata.




