CronacaBassa

Faman, Sheikh e Shohag: occasione per riscattarsi

Il primo arriva dal Mali e gli altri due dal Bangladesh: per loro parole di stima da parte dei datori di lavoro
Il racconto dei richiedenti asilo -  © www.giornaledibrescia.it
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Ventisei e ventisette anni. Camminano spalla a spalla. Un po’ l’emozione, un po’ quell’atteggiamento tipico di chi è nato con l’abitudine di portare molto rispetto all’altro. Sheikh Akash e Shohag Khan vengono dal Bangladesh e da qualche mese lavorano come stagionali a «L’ambiente naturale», azienda agricola che produce prodotti bio a Gambara.

I loro letti, che si trovano nel Cas al Corvione, sono distanti solo due chilometri. «Veniamo in bicicletta – raccontano –, è molto comodo».

Da un paio di mesi sono impegnati nella raccolta degli ortaggi – principalmente insalata, zucchine e patate - nei circa 40 ettari di campi coltivati. Arrivano di buon mattino e insieme ai propri colleghi (tutti stranieri) raccolgono i prodotti della terra destinati a mercati e grande distribuzione.

«So come si lavora nei campi, l’avevo già fatto in Italia. Qui mi trovo bene», racconta con un italiano rudimentale ma generoso Shohag. L’apprezzamento è reciproco, anche da parte del loro datore di lavoro.

«Sta andando molto bene e i ragazzi si sono inseriti da subito – conferma il titolare dell’azienda Pietro Tiziano -. Siamo riusciti ben presto ad inquadrarli anche grazie al fatto che è stato attivato un percorso di italiano che ha reso tutto più semplice».

A Pralboino, qualche chilometro più in là, tra gli oltre 500 dipendenti della Foma c’è anche Faman Camara, che arriva dal Mali e che nonostante i suoi 26 anni porta con sé una storia di dolore già importante. Nello stabilimento è l’ultimo ad essere arrivato ma si è subito fatto notare.

«Abbiamo visto in lui potenzialità e voglia di mettersi in gioco – spiega John Narloch, responsabile del personale di Foma -. Oltre ad essersi inserito, sta dimostrando un grande impegno e voglia di crescere e sta arricchendo l’ambiente di lavoro con la forza di volontà. Con lui continueremo questa collaborazione con un contratto di somministrazione». Faman è più lavoro e impegno che parole. Ma quelle che ha sono al miele per la sua nuova azienda. «Foma è molto seria, sono molto contento», dice prima di tornare nel centro di produzione. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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