Lago d’Idro, ok al progetto per messa in sicurezza e gestione dell’acqua

Ubaldo Vallini
Formalizzato l’accordo tra Commissario nazionale per la scarsità idrica e Agenzia fiume Po: il progetto prevede un investimento di 97 milioni di euro, ma il via libera non spegne perplessità e polemiche
Il lago d'Idro
Il lago d'Idro
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Con il decreto commissariale n. 41 del 15 dicembre 2025, è stato formalizzato l’accordo tra il Commissario straordinario nazionale per la scarsità idrica e l’Agenzia Interregionale per il Fiume Po (AIPo) per realizzare le nuove opere di regolazione del lago d’Idro.

Il progetto prevede un investimento di 97 milioni di euro per la messa in sicurezza del bacino, ma anche una gestione più efficiente dell’acqua. È prevista un’anticipazione del 15% dell’intero monte spese, pari a 14,55 milioni, di cui 9,7 milioni già erogati.

Il nodo escursioni idriche

L’opera è considerata prioritaria dalla Cabina di regia per la crisi idrica. Ma il via libera non spegne le critiche. Da anni l’associazione «Amici della Terra Lago d’Idro e Valle Sabbia» si batte contro il progetto. A loro si è unita anche l’amministrazione comunale di Idro, che ha più volte espresso perplessità sugli impatti ambientali e sulla scarsa condivisione delle decisioni. Il nodo più critico è rappresentato dalle escursioni idriche che saranno possibili fino a 3,5 metri e che potrebbero mettere a rischio il biotopo di Baitoni, sito palustre trentino riconosciuto come Sito di Interesse Comunitario (Sic).

Da anni ormai il lago è regolato con meno di un metro e mezzo di escursione: «A che serve prevederne di più?» si chiedono gli ambientalisti. L’abbassamento del livello del lago per lunghi periodi comprometterebbe habitat sensibili, specie ittiche e avifauna. Lo scorso luglio è stata avviata una petizione popolare con oltre 500 firme raccolte nei primi giorni.

La mobilitazione

Oltre alla tutela ambientale, la mobilitazione chiede il rispetto delle normative dell’Unione europea, della partecipazione civica e una gestione sostenibile dell’acqua. Gli attivisti denunciano anche l’assenza di una nuova Valutazione di Impatto Ambientale nonostante le modifiche rispetto al progetto del 2013, e criticano le proroghe ottenute nel 2019 e 2023 senza un adeguato processo informativo. Sotto accusa anche l’uso dei fondi europei Fesr, la cui erogazione ai Comuni sarebbe stata vincolata alla rinuncia preventiva ad azioni legali contro il progetto. Una clausola ritenuta “incompatibile con trasparenza e tutela dell’interesse pubblico”.

La mobilitazione ha ottenuto ascolto anche da parte della Provincia di Trento, che possiede parte delle spiagge lacustri: la Terza Commissione del Consiglio provinciale ha ascoltato le istanze delle associazioni, visitato i luoghi interessati e approvato all’unanimità un documento che nella sostanza recepisce i contenuti della petizione.

Il documento prodotto è stato fatto proprio anche dal Consiglio provinciale. Il percorso ha mostrato i limiti degli attuali strumenti di confronto. Secondo gli ambientalisti, servono organismi stabili, trasparenti e rappresentativi, capaci di raccordare le comunità locali e dare voce alle diverse sensibilità presenti sul territorio. Una sfida istituzionale ancora del tutto aperta.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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