La Magnifica Patria: un viaggio immersivo nella storia del Garda

Il Garda si specchia e si ritrova nel suo passato. Quella della Magnifica Patria è storia antica, ma i suoi retaggi, materiali e immateriali, si intravedono ovunque ancora oggi lungo la Riviera alla quale il Senato veneto elargì il titolo di «Magnifica» e di «Figlia primogenita della Repubblica di Venezia». Il protettorato gardesano condivise glorie e fortune della Serenissima per quasi quattro secoli, fino al trattato di Campoformio del 1797.
Dopo sei secoli
Ora, a sei secoli dalla sua istituzione – era il 13 maggio 1426 quando la Riviera si affidò «spontaneamente e lietamente» alla Serenissima – questo enorme patrimonio storico, artistico e culturale viene celebrato con la rassegna «Magnifica Patria 1426-2026. Seicento anni di storia tra il Garda e Venezia», che, attraverso documenti, voci e immagini di un passato che ancora dialoga con il presente, ripercorre la storia della Comunità di Riviera.
L’iniziativa – coordinata da Fondazione Opera Pia Carità Laicale e Istituto Lodroniano, l’ente gestore del MuSa, affiancata dal Comune di Salò e da enti culturali, museali e accademici, archivi e università – si è aperta ieri con l’inaugurazione della sala immersiva allestita al MuSa e curata da Federica Bolpagni (conservatrice del museo salodiano), Enrico Valseriati (Università di Padova) e Giovanni Pelizzari (Ateneo di Salò): un videoracconto accompagna i visitatori in un viaggio attraverso la storia di Salò e degli altri comuni del protettorato veneto. In un’altra sala, la mostra documentaria curata da Federica Bolpagni e Giuseppe Piotti (archivista Asar) espone pezzi suggestivi, come la tavola topografica della Riviera (1694) realizzata nello studio dell’abate Vincenzo Coronelli, cartografo e cosmografo della Serenissima, o il ritratto del Doge Francesco Erizzo (olio su tela, 1635), immagine simbolo della rassegna, assieme a vere e proprie chicche come «La ruota della quadra di Campagna» (1609-1611), che illustra la turnazione trimestrale con la quale il Consiglio eleggeva i deputati, o le «Fedi di sanità» (1630-1637), documenti nei quali una sommaria descrizione dei tratti somatici accertava l’identità del portatore e il suo arrivo da luoghi liberi da infezioni.
Conferenze
Completa il progetto un palinsesto di conferenze ed eventi che proseguirà per tutto il 2026, grazie anche all’adesione, ha ricordato il sindaco Francesco Cagnini, «di tante associazioni che hanno raccolto l’invito a dare vita a iniziative collaterali sul territorio salodiano». Per il presidente Stefano Zane «con questa iniziativa il MuSa diventa sempre più il museo della comunità che, anche attraverso ampie e variegate collaborazioni, valorizza il territorio e i luoghi della cultura».
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