Il cambio gestione delle mense scolastiche iseane ha portato un aumento dei costi attorno al 60% per le famiglie dei circa 500 alunni di infanzia, primaria e secondaria di primo grado. Se fino al giugno scorso il costo del singolo pasto era di 3 euro che, con 220 euro di quota fissa annuale, portava a un totale di 4,30 euro a pasto, da quest’anno la quota è lievitata a 7 euro per le famiglie che, in base ai redditi, pagheranno il prezzo pieno (secondo una stima del Comune circa l’80% del totale dei nuclei iseani, quelli con Isee superiore a 30mila euro).
La protesta
Com’è facile immaginare l’aumento non è andato giù a mamme e papà che giovedì scorso si sono riuniti in Comune con l’assessora Pier Anna Faita e i vertici della nuova gestione, la bergamasca Sercar di Alzano Lombardo, per capire i motivi dei rincari e conoscere il nuovo servizio il cui appalto è stato assegnato dal Comune lo scorso 31 luglio.
La lamentela riguarda anche l’«essere stati messi a conoscenza del rincaro solo pochi giorni prima dell’inizio delle scuole e del servizio», quando «non sarebbe costato nulla farlo con migliore anticipo».

Va ricordato, però, che durante lo scorso anno scolastico, a torto o a ragione, le lamentele delle famiglie per la scarsa qualità dei pasti erano praticamente unanimi e il cambio di gestione era auspicato.
Altre osservazioni pungenti sono arrivate dai genitori degli alunni della primaria che hanno osservato con stupore come nella nuova mensa manchi un angolo attrezzato dove scaldare i cibi che arrivano a Iseo dal centro di cottura di Grumello del Monte; per farlo ci si deve appoggiare alla secondaria, in via Pusterla, per poi essere trasportati in via Della Cerca.
Nel lungo intervento il direttore di Sercar ha garantito le capacità dell’impresa (ha sottolineato che l’azienda prepara ogni anno 7 milioni di pasti) e ha ricordato che «oggi già solo cappuccio e brioches costano 3 euro e 50»; l’assessora Faita ha evidenziato il lavoro dell’Amministrazione comunale, che «ha introdotto un numero maggiore di fasce di reddito per garantire più equità (l’anno scorso sopra i 10mila euro non si facevano distinzioni), comparteciperà alla spesa generale per attenuare i costi a carico delle famiglie meno benestanti, e si è anche posta l’obiettivo prioritario di assicurare uno standard elevato nella qualità nutrizionale, nella provenienza dei cibi e nella sicurezza alimentare».


