Cronaca

Irma, cinquanta giovani alla scuola di vita degli Alpini

Si è conclusa dopo due settimane di attività, escursioni e formazione l’esperienza promossa dall’Associazione nazionale Alpini. Ragazzi dai 16 ai 23 anni, arrivati da tutta Italia, hanno condiviso regole, fatica e spirito di squadra
Alessia Tagliabue
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Si chiude il campo nazionale Alpini di Irma

Condivisione, responsabilità, solidarietà e impegno: è su questi capisaldi che si è concluso ieri in mattinata dopo due settimane tra escursioni, pratica e momenti teorici il campo nazionale dell’associazione nazionale Alpini ospitato ad Irma. Il paese valtrumplino, sede dell’appuntamento per il terzo anno consecutivo, ha accolto infatti i cinquanta ragazzi nella Casa dell’Alpino: di età compresa tra i 16 e i 23 anni, gli allievi provenivano da tutta Italia, dal Piemonte al Veneto passando per la Lombardia, fino ad arrivare a Roma e Ancona.

Palestra di vita

«L’attività dei campi (che sono 15 in tutta Italia) è fortemente voluta dal Consiglio direttivo – ha spiegato Luigi Lecchi, consigliere nazionale – per permettere alle nuove generazioni di imparare a conoscere il mondo alpino e i suoi valori. Lavoriamo anche con le truppe alpine per tramandare un impegno che non è tanto del soldato che va a fare la guerra, ma del soldato che è a disposizione della patria in qualsiasi emergenza».

La terza edizione del campo estivo a Irma - © www.giornaledibrescia.it
La terza edizione del campo estivo a Irma - © www.giornaledibrescia.it

Un impostazione ribadita anche dal direttore del campo di Irma, Alberto Franzoni. «La montagna è palestra di vita: si fatica, ci si aiuta, si fa squadra, e si conquista la vetta nella consapevolezza che non è tutto dovuto. I ragazzi in queste due settimane si sono comportati benissimo: non abbiamo la pretesa di diventare maestri di vita, ma li abbiamo guidati nel rispetto delle regole, e spero che si portino questa esperienza nello zaino dei ricordi». Per gli allievi del campo, in questi quindici giorni, si sono alternati incontri con realtà come il Pronto Soccorso, la squadra Anticendio Boschivo, la Protezione civile, l’Aido, l’Avis, e un ufficiale dell’esercito che ha spiegato ai ragazzi interessati le prospettive della carriera militare.

Famiglia

«Campi come questo sono un’occasione di crescita importante – ha commentato la responsabile di compagnia Elisa Brazzale –: vedo crescere i ragazzi in queste due settimane, passando dalla fatica e dalle regole dei primi giorni fino al creare dei legami importanti. Diventano una famiglia. È un’occasione per loro, ma anche per noi come associazione per farci conoscere tra i giovani».

Un parere condiviso anche dai ragazzi. «È un esperienza che consiglio a tutti i miei coetanei: buttatevi – ha raccontato Alessandra Nolaschi, 23 anni, dalla Valle del Saviore –. Ero un po’ agitata all’inizio, ma conosco bene l’ambiente alpino, aiuto anche il gruppo del mio paese: sono state due settimane bellissime». Tanto l’orgoglio del padre Dario, capogruppo degli Alpini di Valle di Saviore della sezione di Valcamonica. «Sono un alpino di vecchia data, è stata una soddisfazione sapere che Alessandra si sarebbe iscritta. Mi auguro che tanti giovani seguano questo esempio e continuino a tramandare questi valori».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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