In strada: «Meno alcol al volante, ora il pericolo è il telefono»

Dal 3 dicembre 1990 al 29 agosto 2025. Sempre alla Polizia stradale di Brescia, sempre di pattuglia. Una vita scandita dal «turno in quinta», il meccanismo per garantire la copertura delle 24 ore che prevede la sequenza sera, pomeriggio, mattina, notte e poi riposo cioè sei ore di lavoro e 12 di riposo e il quinto turno diventa un riposo di 24 ore.
Da qualche ora Domenico Sacco, 60 anni appena compiuti, originario di Monte Sant’Angelo in provincia di Foggia, è in pensione. Fino alla scorsa settimana, dal dicembre del 1990, è stato Sovrintendente della Polizia di Stato, in servizio alla Stradale di Brescia e dalla pattuglia con cui ha corso in lungo e in largo nella nostra provincia ha visto cambiare le strade, la gente, Brescia e i bresciani. Prima solo il corso a Cesena nel 1987 e poi due anni a Chivasso dall’88 al ’90.

Bilancio
«Ancora non ho realizzato di non essere in servizio, penso di essere in ferie e di dover tornare tra qualche giorno al lavoro», racconta. Ma quando gli si chiede di tracciare un bilancio non ha dubbi: «Rispetto alla guida in stato di ebbrezza le cose sono cambiate in meglio. Quelli a cui si ritira la patente hanno quasi tutti più di 40 anni, i ragazzi ormai hanno capito e scelgono un guidatore designato. L’emergenza oggi è il cellulare».
Sacco è stato per anni consigliere dell’Asaps, l’Associazione dei sostenitori della Polizia stradale che si occupa di sicurezza stradale: «I conducenti che fermi ti dicono "non stavo telefonando" ma non si rendono conto che la norma serve per prevenire la distrazione, che è la prima causa di incidenti. Si è in contravvenzione anche se si mandano messaggi, o vocali, o solo se si tiene in mano lo smartphone».
Cos’è cambiato (in meglio)
Sulla strada «per fortuna sono cambiate tante cose in meglio. Di notte in città con i semafori lampeggianti era una strage, le rotonde hanno fatto la differenza». Parlando poi degli utenti della strada «purtroppo è calato moltissimo il rispetto verso la divisa, un tempo quando fermavi qualcuno almeno ti dicevano buongiorno, oggi ti chiedono, con rabbia, "ma cosa ho fatto? Perché mi fermate?"».
Brescia ha fatto «passi da gigante dal punto di vista delle infrastrutture, il traffico non è quasi mai bloccato e anche per noi muoverci è più agile». Per molti fattori la vita di chi pattuglia la strada è cambiata: «Ora anche le Polizie locali hanno acquisito strumenti e competenze e c’è tanta collaborazione. Gli incidenti mortali sono calati per tanti fattori ma i pericoli ci sono ancora».
Guardando alla sua esperienza «ricordo con gioia le scorte alla Mille Miglia o alle altre manifestazioni sportive ma anche piccoli episodi con persone rimaste in panne oppure con un ragazzo che era arrivato dalla Sardegna e dormiva in macchina davanti all’azienda in cui il giorno dopo avrebbe avuto un colloquio. Io e il collega lo abbiamo portato a mangiare qualcosa».
Ma è nel lavoro con i giovani che Sacco vede i migliori segnali «ho sempre partecipato al Pullman Azzurro (l’iniziativa dedicata alle scuole delle Stradale) e incontrato bambini e ragazzi di tutte le età. All’inizio sembrano strafottenti ma quando stabilisci un dialogo capisci che il messaggio passa. E infatti quando facciamo prevenzione, la notte, abbiamo notato che tantissimi ragazzi hanno capito».
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