Cronaca

In piazza Loggia per cercare un senso alla strage 50 anni dopo

Il corteo, gli otto rintocchi, le parole delle studentesse e della figlia di un ferito scandiranno la giornata di commemorazione insieme al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Giovedì in tribunale inizia il processo a Marco Toffaloni
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

Chi c’era allora e voleva strappare alla violenza fascista un presente di conquiste e un futuro di diritti. Chi allora non c’era proprio, e quelle conquiste e quei diritti li ha ereditati. Tutti insieme. In piazza Loggia. Alle 10 e 12. Per gli otto rintocchi che libereranno al cielo l’omaggio a Giulietta Banzi Bazoli, Livia Bottardi Milani, Clementina Calzari Trebeschi, Euplo Natali, Luigi Pinto, Bartolomeo Talenti, Alberto Trebeschi e Vittorio Zambarda. Tutti insieme in attesa che la verità, inghiottita dai depistaggi di Stato almeno fino al 2017 e alle sentenze di condanna definitive di Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, si completi con le generalità di chi mise la bomba nel cestino sotto i Macc de le Ure.

Con chi c’era e con chi è arrivato dopo, oggi come allora, ci saranno i delegati sindacali, i professori e gli studenti. Il corteo entrerà in piazza a partire dalle 8,30 per la deposizioni degli omaggi floreali, accompagnato dalla voce di don Fabio Corazzina. La commemorazione ufficiale inizierà alle 9,40. Interverranno Silvia Peroni, figlia di Redento ferito in piazza Loggia, deceduto lo scorso febbraio dopo una vita passata a spiegare il senso della presenza di quel giorno; e due studentesse del liceo Fermi di Salò.

Dopo gli otto rintocchi dell’orologio astrario e il minuto di silenzio dedicato alle otto vittime della strage, il palco ospiterà Maurizio Landini: quest’anno tocca al segretario generale della Cgil parlare a nome dei sindacati.

La visita del presidente

In piazza, per l’omaggio, a partire dalle 10,45 anche Sergio Mattarella. Il presidente della Repubblica, che alla stele dei caduti si è già recato nel recente passato, renderà il suo personale omaggio e quello del Paese alla città e alle vittime. Non interverrà in pubblico. Si fermerà pochi minuti per poi dirigersi al teatro Grande. Nel foyer del massimo cittadino incontrerà i parenti delle vittime. Poi assisterà alla proiezione del film «10 e 12», alla fine della quale prenderà la parola. Un discorso atteso, che di fatto concluderà la mattinata dedicata alle celebrazioni. Il presidente della Repubblica non si fermerà per pranzo in città.

Dalla piazza al tribunale

Giovedì inizierà l’ennesima puntata della storia giudiziaria più longeva d’Italia. In aula ai «minori» ci sarà Marco Toffaloni, neofascista veronese, sedicenne all’epoca, accusato della fase esecutiva della strage. Il prossimo 18 giugno, ai «maggiori», toccherà a Roberto Zorzi, altro veronese, altro presunto esecutore materiale.

I processi prodotti dalla sesta inchiesta della serie difficilmente si concluderanno con sentenza definitiva, di qualsiasi segno essa sia, entro il 51esimo anniversario della strage. È più che probabile che per arrivare ai titoli di coda ne dovranno trascorrere diversi altri.  

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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