Cronaca

In Albania rischia la vita per il «Kanun»: il Tribunale civile di Brescia annulla l’espulsione

Presentata domanda di protezione internazionale: secondo il suo legale l’uomo potrebbe essere ucciso a causa del codice orale che disciplina onore, giuramento e vendetta
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Il tribunale di Brescia - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
Il tribunale di Brescia - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

Arrestato perché irregolare sul territorio, trasferito nel Cpr di Bari in attesa di essere espulso, ma alla fine rimesso in libertà perché in patria rischierebbe di essere ucciso. È la storia di un 30enne albanese sulla cui posizione è intervenuto il Tribunale civile di Brescia che ha annullato l’espulsione.

Il suo legale, l’avvocato Stefano Afrune, ha presentato domanda di protezione internazionale sostenendo che il suo assistito, se espulso, tornerebbe a vivere in un’area del paese di origine dove è in vigore il Kanun, il codice orale che disciplina l'onore, il giuramento e la vendetta.

La vita dell'uomo sarebbe a rischio in caso di rientro in Albania per una faida familiare legata un presunto debito contratto dal padre. Già un anno fa venne espulso e scappó dall’Albania dopo essere sfuggito ad un attentato. La trattazione della richiesta di protezione internazionale avverrà giovedì 27 giugno.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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