Il caos passaporti a Brescia ha mandato in fumo 10 milioni di euro nel turismo

A tanto ammonterebbero, secondo Confcommercio, i danni causati dai tempi lunghi per ottenere il documento per l’espatrio
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Il caos passaporti brucia 10 milioni di euro
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Fermi alla «frontiera» con l’amaro in bocca, per mancanza di passaporto. Sono migliaia i bresciani che tra il 2022 e il 2023 non sono riusciti a partire alla volta dei Paesi extraeuropei - creando un buco economico nel giro d’affari da milioni di euro. La stima (soggetta a diverse variabili) è solo di massima, ma i tempi lunghi o lunghissimi per ottenere o rinnovare un passaporto tra il 2022 e il 2023 potrebbero aver mandato in fumo circa 10 milioni di euro. Sono infatti 300 i milioni persi dalle associazioni turistiche e dalle agenzie di viaggio in tutta Italia (pari a 167mila viaggi internazionali) a causa del mancato rilascio di passaporti; solo in Lombardia il giro d’affari sfuggito al comparto ammonta invece a 50 milioni.

Bresciani al palo

Per ricostruire l’entità della perdita nel Bresciano si può fare riferimento al valore aggiunto del turismo in Lombardia: la metà arriva da Milano, il 25% da Brescia e il restante 25% dalle altre province lombarde. Ecco perché, rispettando la medesima proporzione, la fetta dei mancati guadagni del settore turistico bresciano a causa delle lungaggini per ottenere il documento di espatrio potrebbe essere consistente: almeno 10 milioni di euro.

«Il danno per tour operator e agenzie di viaggi extraeuropei, spesso costretti a rinunciare alla propria attività, esiste certamente - commenta il presidente di Confcommercio Brescia Carlo Massoletti -. Oggi si sommano le esigenze delle imprese che hanno bisogno di inviare nel mondo i propri delegati con quelle delle persone che legittimamente vogliono viaggiare. E al di là del disagio annoso dei passaporti, ci stiamo rimettendo anche tanti soldi».

Un danno cresciuto negli ultimi anni, dal momento che, sin dalla Brexit, è necessario il passaporto anche per andare in Inghilterra. Franco Gattinoni, presidente della Federazione turismo organizzato di Confcommercio (che a livello nazionale ha elaborato la stima), ha attaccato: «Ci vantiamo di avere il passaporto più forte del mondo, peccato che sia una chimera riceverlo a causa della complessità e delle tempistiche per fissare un semplice appuntamento».

A Montecitorio

E il tema è di grande attualità, tanto che solo poche settimane fa in Parlamento il deputato bresciano Fabrizio Benzoni ha interrogato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sull’emergenza cronica. A Brescia, d’altronde, l’attesa media per ottenere il documento di espatrio è di quattro mesi e ogni mattina i 120 posti aperti vengono bruciati in una manciata di secondi. Un problema storico nella città della Loggia.

«C’è qualcosa che va nel meccanismo, al netto della buona volontà degli organi competenti che sicuramente c’è - conclude Massoletti -. Mi rendo conto che si lavora tanto per rispondere alla domanda, per questo non dico che serva cambiare passo ma riformare il sistema».

Intanto le associazioni turistiche si sono unite al coro che da tutta Italia invoca di uscire dal tunnel e hanno scritto a Piantedosi chiedendo di intervenire per tutelare il diritto degli italiani di viaggiare e a difesa degli imprenditori del comparto che continuano a perdere fatturato a causa della burocrazia. A gennaio il ministro ha però ridimensionato il problema parlando di una situazione che «si sta normalizzando». La verità è che il governo Meloni ha posto ogni speranza nel «progetto Polis», che rischia però di essere solo un ingranaggio nuovo in un meccanismo vecchio.

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