Cronaca

Hacker arrestato, «rubati migliaia di documenti alla Procura di Brescia»

In manette un 24enne che ha «bucato» il sistema del Ministero. Tra le vittime il pm Erica Battaglia
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

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Migliaia di file rubati alla Procura di Brescia

Nel mirino aveva messo il ministero della Giustizia e una serie di magistrati. Tra cui anche il pm antimafia di Brescia Erica Battaglia, vittima dell’hacker di 24 anni arrestato ieri, nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Napoli.

Bucato il sistema bresciano

«È stato accertato come nel periodo settembre-ottobre 2021 l’hacker abbia violato due server della rete della Procura di Brescia oltre alla postazione di lavoro in uso al sostituto procuratore Erica Battaglia, da cui ha esfiltrato migliaia di file contenenti atti giudiziari» si legge nelle carte dell’inchiesta partenopeo. Secondo chi indaga, il giovane – programmatore di professione, residente a Gela e domiciliato a Roma dove è stato arrestato – era diventato un incubo per i magistrati di mezza Italia con incursioni nei server che ad un certo punto hanno spinto gli stessi magistrati ad usare la carta e a fare riunioni in presenza, rinunciando a mail, chat e video call, per il rischio di essere intercettati. «Per limitare i danni abbiamo deciso di non usare più mail, whatsapp e altri strumenti simili. Siamo tornati alla carta, per timore che potesse intercettare le nostre informazioni» ha confermato il procuratore di Napoli Nicola Gratteri. Gli accessi abusivi, ottenuti bypassando i firewall e gli altri sistemi di sicurezza, oltre che sulla rete dei server del ministero della Giustizia, sono avvenuti anche sui sistemi informatici di grandi aziende italiane, come, per esempio, Tim e Telespazio.

Il pm antimafia nel mirino

Tra i primi blitz in rete c’è proprio quello a Brescia, quando all’epoca il giovane prelevò file di atti relativi all’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Erica Battaglia su quello che era stato ribattezzato «Berlusconi market», un bazar dell’illecito nel dark web dove era possibile acquistare armi, droga e documenti falsi e gestito da amministratori che utilizzavano utenti con i nomi di Berlusconi, Putin e Sarkozy.

«È evidente che l’intento fosse quello di ottenere documentazione riservata relativa al procedimento carico di due indagati e alle relativi indagini della Guardia di Finanza» scrivono gli inquirenti di Napoli che hanno arrestato il 24enne. Nello specifico poi – si legge agli atti – «ha esportato il contenuto integrale di ben 19 caselle email istituzionali del dominio "@giustizia.it" in uso personale delle Procure di Brescia e Gela. E in particolare dei pm Erica Battaglia a Brescia e Federica Scuderi a Gela e ai loro rispettivi collaboratori».

Oltre alle caselle personali del pubblico ministero in forza alla Procura antimafia di Brescia sono stati prelevati file anche dalla casella relativa alle comunicazioni notizie di reato, da quella che ingloba la ricezione atti e ancora gli indirizzi «deposito atti penali 1-2-3».

Accertamenti

Secondo quanto fin qui ricostruito l’hacker – accusato di accesso abusivo aggravato a strutture informatiche e diffusione di malware e programmi software – si è impossessato di dati sensibili della Guardia di finanza e della Polizia di Stato. Non ci sarebbero invece collegamenti con l'inchiesta sui dossieraggi di cui si sta occupando la Procura di Perugia. Ma ad una domanda chi indaga punta a rispondere: il giovane programmatore – che in rete ha anche svuotato conti virtuali per milioni di euro – ha agito solo per interesse personale o ha lavorato per qualcuno che aveva interesse a mettere le mani su file secretati?

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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