Circa 800 metri di dislivello da coprire per prendere parte all’annuale Festa del Redentore. Una misura che da più di cent’anni, la terza domenica di luglio, fedeli e sportivi coprono per ritrovarsi in cima al monte Guglielmo e celebrare la santa messa insieme alle autorità civili e alle associazioni. Una tradizione lontana, quella della festa, che ricorda la costruzione, agli inizi del Novecento, di quello che negli anni è diventato un riferimento identitario per la comunità bresciana e che, insieme ad altri 20 simboli eretti sulle montagne italiane in onore del Cristo Redentore, voleva celebrare l’inizio del nuovo secolo.

La processione
L’occasione ha riunito centinaia di persone che, dopo il ritrovo al rifugio Almici, hanno preso parte alla processione che li ha guidati fino alla Cappella. Accompagnato dal coro della Montagna di Inzino, che quest’anno festeggia settant’anni dalla sua nascita, il vescovo della diocesi di Fidenza Ovidio Vezzoli ha celebrato la Santa Messa. Un tema religioso, dunque, quello della festa del Redentore, che vede il monumento sul monte Guglielmo come baluardo della chiesa cattolica bresciana: un simbolo per ricordare i valori cristiani della condivisione.


