Stasera, mercoledì 21 ottobre, alle 20.30 in Sala consiliare si parla del «Compianto sul Cristo deposto nel sepolcro», il dipinto che si trova sulla parete nord della cappella absidale dell’antica Pieve. Praticamente nel sottocampanile della chiesa parrocchiale.
Realizzata nel XIV secolo, questa «sacra rappresentazione», che è in precarie, precarissime condizioni, verrà restaurata: «È un progetto a cui avevo lavorato quando ero assessore alla Cultura – spiega Delia Bresciani –. Ora è arrivato il momento di passare dalle intenzioni ai fatti».
Forse perché si sono create le condizioni ideali: nel 2026 si ricordano gli 800 anni dalla morte di san Francesco, che era il punto di riferimento degli Ordini Mendicanti. Siccome gli studiosi assicurano che l’autore «ha operato sul palinsesto di una chiave di lettura nell’ambito degli Ordini Mendicanti», il cerchio si è chiuso e il restauro può partire.
L’incontro
Di tutto questo si parla nell’incontro di stasera, che, dopo i saluti del sindaco Federico Casali, del parroco don Lucio Sala, dell’assessore Delia Bresciani e del consigliere comunale Nunzia Paradiso, avrà come protagonisti lo storico dell’arte Roberto Consolandi, Vincenzo Ghiroldi (dell’Università di Bologna) e Sara Marazzani (della Scuola di Restauro di Botticino - Milano).
Gli esperti
Abbiamo sentito Roberto Consolandi, che, con esperti e studiosi, ha fatto una ricerca sul dipinto murale: un pool di professionisti che comprende il paleografo Angelo Brumana, Alessio Francesco Palmieri-Marinoni della Fondazione Arte della Seta Lisio di Firenze, Andrea Breda (già Soprintendente per Bergamo e Brescia) e i succitati Vincenzo Ghiroldi e Sara Marazzani.
«La radicalità del linguaggio scarno incarna una sintassi che sembra scaturire dal focus di San Francesco ad Imitatio Christi - dice Consolandi -. Adottando alcuni indizi trasversali, abbiamo datato la preziosa e rarissima opera sul territorio bresciano, ma potremmo dire del Nord d’Italia, tra il 1330 e il 1340. Uno degli obiettivi è salvare l’opera attraverso un restauro conservativo, con la finalità che le cappelle absidali possano diventare un contenitore fruibile di archeologia pubblica».
Tutto grazie al Comune che, essendo proprietario della «stanza» dove si trova il dipinto, farà fronte alle spese, al momento quantificate in 25.000 euro.



