Per la prima volta Alberto Stasi, detenuto a Bollate dal 2015 e da poco più di un anno in semilibertà, ha potuto vedere nero su bianco tutti gli elementi raccolti della Procura di Pavia che classifica la sua condanna a 16 anni come un errore giudiziario, frutto di una «suggestione» processuale e mediatica.
Informative, testimonianze, consulenze, intercettazioni che gli sono state illustrate dalla sua storica legale, Giada Bocellari, che lo segue dall'inizio, da quello che era prima il giallo di Garlasco e poi è diventato una storia infinita, lontana da concludersi a breve. L'ex studente bocconiano, ormai 42 anni e contabile in uno studio in pieno centro a Milano dove lavora prima di tornare in carcere la sera, cerca, comunque, di rimanere coi piedi per terra, perché il percorso giudiziario è già stato lungo e altalenante, passato per due assoluzioni.
L’indagine su Sempio
Ora, però, con un'indagine che ha totalmente stravolto il quadro, collocando Andrea Sempio sul luogo del delitto di Chiara Poggi e scagionando l'ex fidanzato, le sue speranze sono aumentate. Vuole tornare libero, ma soprattutto vuole che emerga con chiarezza che lui ha pagato ingiustamente e che la verità è un'altra, anche per «rendere giustizia» a Chiara.
«La nostra intenzione è quella di accelerare il più possibile per presentare l'istanza di revisione del processo», ha spiegato l'avvocata Bocellari, che lo assiste assieme al collega Antonio De Rensis e che oggi lo ha incontrato portando con sé carte e documenti. Al momento, ha chiarito, «non è possibile prevedere una tempistica».
Non sarà comunque brevissima, non sarà depositata sicuramente entro fine mese, perché è necessario «leggere e studiare tutti gli atti e poi scrivere la richiesta». La legale ha raccontato che Stasi della nuova indagine aveva saputo solo ciò che gli riferiva lei passo passo. «Per il resto nulla, non legge i giornali», ha detto, spiegando che è stata una sua scelta quella di non informarsi sui media.
Nei prossimi giorni, ha proseguito, «imposteremo il lavoro difensivo sull'istanza nell'ottica, ovviamente, di una revisione e non del procedimento a Sempio, che non c'entra, perché sono due binari paralleli». Da quello che ha avuto modo di vedere per ora, ha aggiunto, «c'è un quadro pesante» sul nuovo indagato, ma «noi dovremo studiare e valutare, ci sono nove consulenze, ad esempio, da guardare».
Gli elementi
Oltre alla Bpa sulle macchie di sangue, a quella medico legale di Cristina Cattaneo, alla relazione sull'impronta palmare 33, con tanto di integrazione, e al lavoro del Racis dei carabinieri sulla personalità di Sempio, ce n'è pure un'altra del genetista Carlo Previderè, consulente dei pm, e sempre sul Dna sulle unghie di Chiara (depositata dopo la perizia Albani) per confermare ancora la compatibilità con il commesso 38enne. Il dato da cui ripartì l'inchiesta poco più di un anno fa.
«Dobbiamo anche ascoltare gli audio delle intercettazioni - ha detto ancora Bocellari - perché da quello che abbiamo letto sembrano confessorie, ma vanno sentite per pesarne il valore». La difesa, dunque, oltre a valorizzare errori e omissioni certificate nelle indagini dell'epoca, dovrà arrivare alla Corte d'Appello di Brescia con nuove prove per rivedere il verdetto, affiancando anche un'istanza di sospensione della pena, ossia di scarcerazione, in attesa della conclusione dell'iter. E pure la Procura generale di Milano, sollecitata con l'invio degli atti dai pm di Pavia, potrà fare la sua mossa.



