Funghi, già sei intossicati nel 2024: «Attenti non solo a quelli velenosi»
Sei intossicati nel 2024, 46 l’anno scorso, idem quello prima. Ogni anno decine di bresciani rischiano grosso dopo aver consumato funghi considerati per errore commestibili, ma soprattutto per non aver conservato o cucinato correttamente quelli che in realtà si possono mangiare. A riferirlo è Maria Giulia Frutta, referente del gruppo Micologi di Ats Brescia, affiancata da Roberta Ferranti, dirigente medico responsabile della struttura di Igiene, Alimenti e Nutrizione.
Episodi
«Quest’anno - racconta l’esperta - in due casi le persone che si sono sentite male avevano mangiato funghi tossici, scambiati per commestibili. In tre situazioni avevano mangiato porcini e piopparelli inadatti al consumo o mal preparati. E nell’ultimo caso avevano "scottato" il cappello di una mazza di tamburo come se fosse stato una bistecca ignorando che andava consumato ben cotto». Nel 2023 sono stati registrati 23 casi di intossicazione che hanno coinvolto 46 persone delle quali 17 asintomatiche. Nel mirino sono finiti perlopiù porcini e chiodini (che vanno sempre sottoposti a pre-bollitura per 15-20 minuti con l’accortezza di buttare poi l’acqua), ma anche, per esempio, il fungo della nebbia e quello dell’ulivo confuso col galletto.
Due raccomandazioni
La prima: in caso di dubbi mostrare i funghi raccolti agli sportelli dell’Ispettorato micologico dell’Ats: quello di viale Duca degli Abruzzi, in città, è aperto il lunedì (9-11) e il giovedì (14-16) e riceve senza appuntamento; gli altri, accessibili solo previa richiesta, si trovano in via Padova 11, sempre a Brescia, a Montichiari, Leno, Salò e Rovato. L’anno scorso hanno colto questa opportunità molti appassionati: ci sono stati 206 accessi al servizio, che hanno portato gli esperti ad analizzare 215 chili di funghi dei quali 106 si sono rivelati non idonei. L’attività è stata più intensa nel 2022, complice l’alta produzione dei boschi: sono stati peritati 380 chili di funghi, dei quali erano «buoni» solo 182.
Ecco quindi la seconda raccomandazione: «Fare attenzione alle condizioni del fungo, che deve essere fresco, sano, privo di muffe e parassiti; trasportarlo in un contenitore rigido areato, non nella borsina di plastica che favorisce l’ossidazione, e cuocerlo bene». Queste sono le indicazioni di massima, alle quali si aggiungono tanti dettagli da non sottovalutare.
Consigli
«Non raccogliere un quantitativo eccessivo di funghi in quanto è preferibile mangiarli freschi - spiega -. Se si decide di congelarli è bene sapere che possono stare in freezer al massimo 4-6 mesi. Se si opta per l’essiccazione, facendo attenzione che non sia rimasta umidità, durano un mese». E ancora, niente funghi per i bambini sotto i 12 anni: «L’eventuale tossina avrebbe un effetto più pesante su un corpo che pesa poco». Il divieto riguarda anche le donne in gravidanza e allattamento.
Da evitare, inoltre, le scorpacciate: «I funghi non vanno consumati in più pasti ravvicinati. Le intossicazioni possono portare, perlopiù, a problemi di carattere gastrointestinale con tempi brevi di guarigione. Nella mia esperienza, però, ricordo anche casi di persone finite in terapia intensiva per aver consumato amanita falloide, fungo molto velenoso». Quanto, poi, alla raccolta, l’esperta ricorda che prima di addentrarsi nel bosco è necessario verificare se la zona è libera o se serve l’autorizzazione rilasciata dal Comune o dalla Comunità montana. Ogni persona può raccogliere al massimo tre chili di funghi (lo stabilisce la legge regionale 31 del 2008) e un numero illimitato di chiodini (come previsto dalla legge regionale 3 del 2010).
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