Freccia Rossa, in meno di un anno tre idee, due ricorsi e zero progetti

«Ma il Freccia Rossa? Ci siamo quasi per l’apertura? Cosa realizzeranno?». Da mesi le domande sul destino dell’ex centro commerciale alle porte del centro storico si tramandano tra le vie della città e le aule istituzionali. La risposta, però, è un groviglio e neppure troppo semplice da districare.
Ecco perché: in meno di un anno, la trama che dovrebbe descrivere cosa ci si troverà di fronte quando le porte del gigante svestito di funzioni si riapriranno ha cambiato rotta tre volte e imboccato due volte la strada del Tribunale amministrativo.
Così, l’ei fu grande magazzino è diventato un teatro di fantasmi: slide e rendering che si susseguono, suggestioni che si trasformano da un incontro all’altro, ma nessun punto fermo. Tradotto: un progetto con tutti i crismi (destinazioni e numeri chiari), al momento, negli uffici comunali non è stato depositato.
Quindi, per rispondere alla prima domanda: no, non ci siamo ancora. Questo, nonostante tra maggio 2024 e dicembre 2025 gli incontri tra società e Loggia non siano stati né episodici né informali. Agenda ufficiale alla mano, se ne contano otto in presenza, a diversi livelli: alcuni alla presenza della sindaca (due per la precisione), altri con direttore generale, assessore al Commercio Andrea Poli, dirigenti, tecnici, progettisti e legali. Un’interlocuzione costante – a cui si aggiungono gli scambi epistolari – che però non ha ancora restituito un finale a questa storia.
Le varianti
La prima proposta appare a maggio 2024. MyCredit, la società che oggi «ha le chiavi» della struttura, non è ancora proprietaria (lo diventerà a settembre, aggiudicandosi l’asta fallimentare per 16,4 milioni di euro): sul tavolo della Loggia arrivano mappe e rendering che promettono mercato interno ed esterno (7mila mq), botteghe, food, area arte e cultura, cinema, comparto tempo libero con giochi, sport e spazio bimbi, roof garden, campi da paddle sul tetto e 2.500 mq di fotovoltaico. Disegni di massima, una buona base per poi approntare un piano dettagliato che entri nel merito di destinazioni e metri quadrati per ciascuna funzione.

Nei mesi successivi però il quadro non si chiarisce. Anzi: si sfilaccia. A gennaio 2025 arriva l’atto notarile che assegna definitivamente l’immobile alla società Horus srl (controllata da My-Credit spa e che ha, a sua volta, dato in locazione il polo a Horus asset management). Un mese più tardi viene presentata una nuova versione della proposta: il cinema scompare, la parte culturale resta indefinita, subentra un’area dedicata alle eccellenze del territorio e del made in Italy, si ipotizzano «partnership strategiche capaci di generare ricchezza e sostegno alle comunità». La mappa cambia, le parole chiave ci sono, i numeri no.
Il vero nodo
È qui che emerge il vero nodo, quello che ancora oggi regge il contenzioso. Per la Loggia l’autorizzazione commerciale del vecchio Freccia Rossa non è una qualità incorporata nell’edificio, ma un titolo legato a un soggetto giuridico che, però, non esiste più: non è stato infatti «salvato» dal fallimento nessun ramo d’azienda sano. Il Comune è dunque netto: secondo la sua interpretazione della norma, l’autorizzazione unitaria commerciale non è equiparabile a una destinazione urbanistica, non «segue i muri».
Senza continuità d’azienda, quell’autorizzazione non può essere semplicemente riattivata (niente subingresso, insomma). Da qui la linea: presentare una nuova richiesta, costruire un progetto chiaro con un piano dettagliato, mantenere attivo il dialogo e affrontare l’iter della Conferenza dei servizi.
Il contenzioso
Nel frattempo, la proposta per trasformare il Freccia Rossa cambia di nuovo forma. La versione numero tre include entertainment, cultura, mercato, kartodromo, scuola di cucina, concessionaria, polo sanitario e – ovviamente – food e commercio, ma anche qui senza che siano chiari i metri quadrati di riferimento. Il sospetto della Loggia è che la superficie commerciale, pur dichiarata in riduzione, tenda a ricomporsi sotto etichette diverse.
Mentre subentra una partnership tra MyCredit (investitore) e Borgoresia società che si dovrebbe occupare della valorizzazione del centro commerciale), la frattura si alimenta. Per il Comune non solo serve un progetto, ma anche una nuova richiesta per la parte commerciale; per la società, al contrario, la Loggia sta negando un diritto acquisito.
Tar
Ora la palla è al Tar. La Loggia conferma che a settembre i giudici sono chiamati a decidere se l’operazione immobiliare possa poggiare su un’autorizzazione che l’amministrazione considera estinta (tesi da cui è nato il diniego, perché «è assente la continuità») e la proprietà invece considera valida.
Nel mezzo, si è consumato un passaggio intermedio: la società ha infatti chiesto di cancellare la sospensiva (vale a dire di poter procedere con eventuali lavori in attesa che arrivi la sentenza di settembre), condizione che le è stata accordata sulla scia dell’udienza cautelare. Il Comune deciderà in questi giorni se impugnare a sua volta questa decisione oppure no. Si arriverà così a febbraio, mese che rappresenta un giro di boa. Fatto sta che, per ora, il Freccia Rossa è «in sospeso» e alla città non resta che attendere il prossimo colpo di scena.
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