Cronaca

Perché nelle aiuole di Brescia ci sono così tanti narcisi

L’esperto Christian Shejbal ha fornito alla Loggia 100mila bulbi e, per consentirne la rifioritura ogni anno, è importante temporeggiare nello sfalcio dell’erba. «Sono piante ideali per contesti a bassa manutenzione e a scarso consumo idrico»
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

I centomila narcisi di Brescia
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I centomila narcisi di Brescia

La distesa di narcisi in città che colora di giallo la primavera di Brescia è (anche) merito di Christian Shejbal: è stato lui a fornire due anni fa centomila bulbi alla Leonessa. E così, se tra marzo e aprile vi capiterà di passare in via Triumplina, cavalcavia Kennedy, tra via Sostegno e via Elba, in via Lechi, in via Dalmazia, lungo le falde del Castello e dalle rotatorie di via San Polo e via della Maggia e di ammirare le fioriture, sappiate che arrivano da «Floriana bulbose» tra i più importanti distributori italiani di geofite che forniscono pubbliche amministrazioni, orti botanici, come quello di Pisa e Pavia, e parchi. Un catalogo per appassionati con 2mila specie diverse.

A Brescia

Il conto è presto fatto: i bulbi si piantano con una densità di 50 al metro quadrato quindi due anni fa sono stati piantati narcisi in ben duemila metri quadrati di Brescia. «L’obiettivo – spiega Pierandrea Gaggero, responsabile del Servizio manutenzione e progettazione aree verdi e parchi urbani della loggia – è stato quello di creare macchie cromatiche in vari luoghi della città che durante il resto dell’anno sono tenuti ad erba».

Narcisi in via Spalto San Marco  © www.giornaledibrescia.it
Narcisi in via Spalto San Marco © www.giornaledibrescia.it

Una spesa non indifferente, sui 40mila euro, che non vuole essere «usa e getta», ma durevole nel tempo. Ecco che «per consentire ai narcisi di rifiorire l’anno successivo – aggiunge Gaggero – aspettiamo che le foglie secchino prima di tagliare l’erba. Questo ci obbliga a tardare gli sfalci fino a giugno e solleva in alcuni cittadini lamentele. Il bulbo, però, ha bisogno di immagazzinare nuovamente elementi nutritivi attraverso le foglie, pena la mancata fioritura l’anno successivo».

«Il mio suggerimento al Comune fu quello di puntare su diverse varietà con capacità di rifiorenza superiore e a scalare: abbiamo puntato, quindi, su varietà diverse tra precoci, intermedie e tardive per coprire più di un mese con le fioriture, da marzo a fine aprile – dice Shejbal –. La differenza nella durata la fanno, ovviamente, il clima e la temperatura».

L’intervista

Shejbal, l’autunno è il periodo migliore per mettere a dimora tulipani, narcisi e anemoni, ma come non sbagliare?

Consiglio di piantare i bulbi della nostra fascia climatica senza cercare varietà esotiche perché le bulbose della nostra fascia climatica sono molto adatte alla nostra situazione climatica: si mettono a dimora in autunno, radicano tra questa stagione e l’inverno, fioriscono in primavera e tornano a riposo in estate. Alle nostre latitudini sono perfette per giardini a bassa manutenzione, se messi in piena terra non c’è bisogno di bagnarli, basta la pioggia. Se in vaso bisogna avere qualche accortezza in più. In estate, poi, meglio dimenticarseli e non bagnarli per evitare che marciscano.

Christian Shejbali  © www.giornaledibrescia.it
Christian Shejbali © www.giornaledibrescia.it

Alcuni espiantano il bulbo dopo la fioritura, è giusto o no?

È previsto, ma non è un obbligo. Diciamo che loro stanno bene in terra, ma se ci sono motivi validi, come lo spazio e la presenza di un impianto di irrigazione che bagna tutta l’estate, allora si può fare stoccandoli in estate e ripiantandoli in autunno.

Il taglio delle foglie verdi dopo la fioritura?

Chi lo fa usa il bulbo come un «usa e getta». Così facendo, però, interrompiamo il ciclo nel momento in cui si stanno riformando le sostanze di riserva nel bulbo per la sopravvivenza e la fioritura dell’anno dopo. Di sicuro gli blocchiamo questa fase. I bulbi sopravvivono, ma rimpiccioliranno e probabilmente non fioriranno l’anno dopo. È una questione di rispetto per le piante.

Un altro errore è che molti pensano che il bulbo abbia all’interno tutto ciò che serve; questo è vero il primo anno, ma se li si vuole coltivare bene vanno concimati come le altre piante un paio di volte all’anno. La cosa migliore è mettere il granulare biologico nella buca quando si piantano e poi in primavera.

Christian Shejbal ospite del Garden club di Brescia nel 2025
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Christian Shejbal ospite del Garden club di Brescia nel 2025 per la presentazione del suo libro

Con queste temperature fuori norma cambia la messa a dimora?

Va fatta quando le temperature sono autunnali: sono stati estratti dal terreno ad agosto e messi a temperatura controllata attorno ai 15 gradi. Se il bulbo arriva a casa del cliente che lo pianta con più caldo il bulbo vive una «falsa primavera» e potrebbe fiorire. Quindi meglio aspettare che di giorno non si vada oltre i 15 gradi e fargli vivere l’autunno, l’inverno e, quindi, la vera primavera.

Quindi meglio aspettare?

Sì, con questo clima meglio novembre. Certo, c’è il problema delle piogge, ma in questo caso basta aspettare che si asciughi un pochino il terreno.

Com’è il mercato del bulbo?

Il 95% arriva dall’Olanda, il resto da Italia e Francia. Prima della Brexit alcune varietà interessanti arrivavano dal Regno Unito, ma le forniture si sono interrotte per le difficoltà burocratiche. Dal nostro osservatorio il mercato in Italia è in crescita, sono piante che piacciono. Per quanto riguarda le pubbliche amministrazioni c’è ancora della resistenza, a differenza del resto d’Europa, perché non hanno una lunga fioritura e serve competenza per coltivarle: per sceglierle e metterle a dimora servono giardinieri, non operai del verde, e quindi molti preferiscono non acquistare.

Il suo bulbo preferito?

Mi tocca dire un narciso perché è lì che è nata la nostra l’attività: la prima Mostra del Narciso fu ideata da mio padre Enrico a Magliano Sabina nel 1983. Il mio preferito è il Narciso dei poeti è quello che ci ha accompagnato da sempre ed è una specie endemica in Italia che fiorisce sull’appennino, sulle prealpi e nella zona dei Castelli Romani dove siamo noi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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