Arriva a poco meno di due anni dal delitto la sentenza di primo grado per la morte di Giada Zanola, la 33enne originaria di Folzano morta dopo essere precipitata da un cavalcavia sulla A4 in territorio di Vigonza, in provincia di Padova.
La Corte di Assise della città veneta ha accolto pienamente la richiesta del pubblico ministero Paola Mossa e inflitto ad Andrea Favero, ex compagno e convivente della giovane mamma bresciana, il massimo della pena. L’ergastolo.
Giada Zanola la notte del 29 maggio 2024 non aveva deciso di farla finita o avuto un incidente come aveva cercato di raccontare l’ex compagno. È stata uccisa. Per la Procura della Repubblica, stordita o in stato di incoscienza, è stata gettata dal cavalcavia dove un camion che non ha potuto evitare l’impatto l’ha travolta.
In aula
Ad ascoltare il verdetto in aula, come in tutte le udienze del processo che si era aperto lo scorso settembre, c’era tutta la famiglia di Giada, il fratello e la sorella, il padre ma anche gli zii e i cugini oltre ad amici di Padova e di Brescia.
Durante la lunga attesa della lettura della sentenza hanno ribadito di cercare solo giustizia e dopo che i giudici sono usciti dall’aula sono apparsi sollevati per averla ottenuta: «Niente ridarà una mamma a Ryan o ridarà lei a noi, ma almeno una giustizia c’è» hanno detto.
Seguire il processo per chi ha voluto bene a Giada Zanola è stato difficile: «Hanno cercato di farla passare per una brutta persona, hanno detto tante cose di lei non vere, tante bugie. Ma lei era una persona meravigliosa e adesso non c’è più per colpa di un uomo, tra virgolette, che non è stato capace di accettare la fine di una relazione».
Andrea Favero era stato arrestato già il giorno successivo al delitto, in una prima fase dei colloqui con gli inquirenti aveva anche fatto parziali ammissioni sulle sue responsabilità, ma poi si era trincerato dietro al fatto di non ricordare esattamente cosa fosse successo.
La Polizia di Stato, che ha condotto le indagini, si è subito convinta che fosse stato lui a gettarla sull’autostrada e gli ulteriori approfondimenti hanno rafforzato la tesi che ieri è stata accolta anche dalla Corte di Assise. Andrea Favero è il padre del bimbo di Giada che oggi ha 5 anni.
Il delitto
Nel maggio del 2024 la coppia era in crisi già da qualche mese: Giada aveva raccontato alle amiche di avere paura di Andrea. Da qualche settimana la ragazza frequentava un altro uomo e proprio all’inizio di giugno avrebbe dovuto andare a lavorare nello stesso distributore di benzina del nuovo compagno, lasciando il suo posto da commessa.
Favero fin dai primi interrogatori ha confermato le tensioni nella coppia e spiegato che Giada lo minacciava di togliergli il bambino. Dopo un primo, goffo, tentativo di depistaggio ha ammesso che quella notte c’era stata una lite. Ha poi spiegato che Giada era uscita di casa a piedi e si era diretta verso il cavalcavia e che lui l’aveva seguita in macchina e poi avevano di nuovo litigato ma non ha saputo spiegare come lei sia caduta.
La ragazza, aveva confidato alle amiche, temeva che lui la stesse avvelenando. Per la Giustizia invece, dopo quella lite, lui l’ha colpita, tramortita e poi gettata sull’autostrada, per poi tornare a casa.




