Emergenza freddo, a Milano 6 clochard morti da inizio anno

La conta cresce e si aggiorna di giorno in giorno. A Milano sono almeno sei le persone senza dimora morte dall’inizio dell’anno, in un arco di poche settimane segnate da temperature rigide e da una presenza in strada che i servizi pubblici faticano a intercettare. L’ultimo ritrovamento è quello in piazza Luigi di Savoia, nei pressi della Stazione Centrale: un ragazzo di 25 anni, senza fissa dimora, è stato trovato morto su un giaciglio di fortuna. A scoprirlo sono stati gli agenti della Polfer. Dai primi accertamenti non emergono segni di violenza.
Le morti
Il decesso si aggiunge a una sequenza ravvicinata. L’8 gennaio, nei pressi della stazione di Cadorna, era stato trovato senza vita un uomo poi identificato dai carabinieri: Gharia Narendra Singi, nato in India 51 anni fa. Poche ore prima, il 5 gennaio, un italiano di 34 anni era stato soccorso in via Impastato, al confine tra Milano e San Donato Milanese, ma era morto dopo il ricovero: la causa indicata era l’ipotermia. Nei giorni successivi, sotto un cavalcavia di via Padova, era stato rinvenuto il corpo di un altro uomo, di circa 40 anni, probabilmente ucciso dal freddo.
Il contesto resta quello di una strage silenziosa, che non riguarda solo Milano. A Brescia stamattina è stato trovato un 42enne senza vita su una panchina, e secondo le stime diffuse dalle organizzazioni che si occupano di grave emarginazione in Italia i decessi dall’inizio dell’anno sono almeno 26. Nelle stesse settimane si segnalano morti a Roma, dove un uomo è stato trovato in un vecchio cassone metallico in via del Casaletto, a Napoli, nel terminal aliscafi di Molo Beverello, e a Reggio Calabria, in un sottoscala di via Zerbi, a pochi metri dal lungomare. Le cause variano, tra freddo e malori, ma il filo comune è l’esposizione prolungata all’addiaccio.
Il nodo, sottolineato da tempo da chi lavora sul campo, non è solo quantitativo. Gli operatori sociali segnalano da anni una quota di persone che rifiuta l’accoglienza collettiva, per motivi legati a dipendenze, disturbi di salute mentale o a esperienze negative vissute nei dormitori. Una lettura condivisa anche dalla Caritas Ambrosiana, che richiama l’attenzione su chi resta fuori dai radar dei servizi, pur in presenza di un’offerta numericamente ampia. In questi casi, la strada diventa una scelta forzata, con rischi che aumentano rapidamente quando le temperature scendono sotto lo zero.
Dopo l’ultimo decesso, l’assessore comunale al Welfare Lamberto Bertolé ha rinnovato l’impegno dell’amministrazione a rafforzare la presenza delle unità mobili, il presidio del Centro Sammartini e il lavoro dei centri diurni, con l’obiettivo di raggiungere anche le persone definite «irriducibili della strada».
La politica
Sul fronte politico non mancano le polemiche. Il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato ha attribuito le morti a una presunta inadeguatezza dei servizi di accoglienza e alla mancanza di controlli nei centri, sostenendo che molte persone senza dimora eviterebbero le strutture per timore di aggressioni e furti. Accuse respinte dall’amministrazione, che ribadisce l’estensione dell’offerta e la necessità di collaborazione tra istituzioni, terzo settore e cittadinanza per intercettare chi resta in strada.
Sul piano nazionale, a fine mese partirà «Tutti contano», la campagna promossa da fio.Psd, la Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora. L’iniziativa prevede una rilevazione nazionale affidata a circa 10mila volontarie e volontari, con l’obiettivo di aggiornare i dati su una popolazione difficile da censire e spesso invisibile. Alla campagna è arrivato anche un messaggio di incoraggiamento di papa Leone, che ha richiamato i valori di vicinanza e ascolto verso chi vive ai margini.
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