Cronaca

Droga in carcere, la Procura indaga sulla presenza di conti in Svizzera

In una lettera agli atti si parla di un tesoretto frutto del riscatto del ragioniere di Berlusconi
Simone Bracchi

Simone Bracchi

Giornalista

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Droga e cellulari in carcere, prosegue l'inchiesta

Dallo spaccio di droga all’interno del carcere di Canton Mombello a una cassetta di sicurezza di una banca in Svizzera. Una rogatoria internazionale potrebbe essere il primo passo della pm Claudia Moregola per approfondire quanto riportato in una delle numerose missive che entravano e uscivano dal carcere bresciano per mano della guardia penitenziaria Giuseppe Di Leo, da martedì agli arresti domiciliari. Per capire se quei 30 milioni, che, sarebbero il riscatto del sequestro lampo del ragioniere di Silvio Berlusconi, Giuseppe Spinelli, esistano davvero. Ma un motivo più che valido per indagare c’è, perché il detenuto che ha spifferato all’agente Di Leo questo «segreto» è Francesco Leone, l’ideatore del sequestro, avvenuto nel 2012.

L’inchiesta

Leone, che nel 2019 era stato arrestato per l’incendio al centro massaggi di Desenzano, è anche una delle figure principali finite al centro dell’inchiesta, condotta dai Carabinieri e dal Nucleo investigativo regionale della Polizia penitenziaria di Milano, che l’altra notte hanno eseguito l’ordinanza di misura cautelare nei confronti di 13 persone ritenute a vario titolo presunti responsabili dei reati di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, tentata estorsione aggravata, detenzione ai fini di spaccio e spaccio di sostanze stupefacenti e false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all’Autorità Giudiziaria.

Oltre a Francesco Leone, che dalla sua cella avrebbe anche organizzato una tentata estorsione ai danni di un ex detenuto che non aveva restituito alla sua scarcerazione 500 euro legati allo spaccio di droga, sono finiti in carcere Sandro Monteleone, Ernesto Settesoldi e Nicolò Fornasari. Saranno loro i primi a essere sentiti dal gip nell’interrogatorio di garanzia fissato per oggi.

Ai domiciliari è finita anche Stefania Pelucchi, moglie di Monteleone (altra figura cardine dell’inchiesta), che con il marito, all’epoca dei fatti detenuto, si occupava di organizzare i pagamenti per i servigi dell’agente della Polizia penitenziaria Di Leo: in modo particolare per far entrare in carcere telefoni e dispositivi Usb. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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