Dove sono finiti i 46mila file rubati dai pc del tribunale

L’hacker arrestato a Roma era entrato nel sistema di un pm e aveva contatti con siti russi del dark web
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Dalla Procura al dark web, si indaga su migliaia di file
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Che non abbia agito per il brivido di capire se e quanto si sarebbe scottato giocando con il fuoco, lo dimostra un dato: 46mila. Tanti quanti i documenti che l’hacker siciliano Carmelo Miano, arrestato una settimana fa a Roma, ha sottratto dai server della Procura e del tribunale di Brescia dal 2021. E nel dettaglio: «Dalla cartella “desktop” e da quella “documenti” presenti sulla postazione di lavoro del sostituto procuratore antimafia Erica Battaglia sono stati esfiltrati rispettivamente 5mila e 6mila documenti per la maggior parte in formato "doc" e "pdf”» scrive il gip di Napoli che ha disposto l’arresto dell’hacker.

Poi aggiunge: «Un’analisi a campione eseguita sul materiale ha evidenziato come gran parte dei file risultavano essere atti giudiziari e di indagine a firma proprio del pm Battaglia». Ma c’è più: «Da un applicativo in uso al Palagiustizia sono stati esfiltrati dall’hacker circa 35mila documenti in gran parte corrispondenti ad atti giudiziari relativi a procedimenti civili del tribunale di Brescia».

A chi sono andati?

E si arriva così al dato iniziale: 46mila documenti della giustizia bresciana sono finiti nelle mani di Carmelo Miano, 24 anni da compiere il 27 ottobre, che non si sa come li abbia utilizzati. Basti pensare che il 6 aprile 2024 l’hacker, definito agli atti «un esperto dall’elevata perizia e pericolosità», intercettato dalle microcamere installate dagli inquirenti nel suo appartamento-covo, effettua l’accesso online a Russian Market, «un vero e proprio portale e-commerce del Criminal Hacking dedicato alla vendita illegale di informazioni sensibili come password, dati bancari e carte di credito, particolarmente orientato all’Italia» si legge nell’informativa dell’inchiesta della Procura di Napoli che ha portato all’arresto in carcere del programmatore siciliano.

Il 21 giugno alle 16.55 Miano consulta degli atti dai server della Procura di Brescia © www.giornaledibrescia.it
Il 21 giugno alle 16.55 Miano consulta degli atti dai server della Procura di Brescia © www.giornaledibrescia.it

«Carmelo Miano – viene spiegato – consultava documenti riservati e poi scambiava con terzi informazioni rispetto a quanto visionato». E se non fosse stato fermato avrebbe continuato a bucare il sistema informatico del Ministero della giustizia e a copiare atti coperti da segreto. Come ha fatto anche lo scorso 21 giugno quando le telecamere-cimici in casa lo inquadrano mentre alle 16.55 apre e consulta un documento con la dicitura «Procura della Repubblica presso il tribunale di Brescia» rubato dai computer del Palazzo di Giustizia.

Nel mirino

Il primo blitz nei server bresciani lo aveva fatto nel 2020 per trovare gli atti di un’indagine che lo riguardava, quella sul Berlusconi Market, un bazar dell’illegale sul dark web in cui gli amministratori (e Miano era uno di questi), usavano i nomi di Berlusconi, Putin e Sarkozy. «In tutti gli attacchi l’hacker era mosso da una volontà di controllo e sorveglianza delle attività di quegli uffici giudiziari e di alcuni specifici magistrati e militari» scrive chi indaga.

Sotto attacco il Palazzo di giustizia di Brescia © www.giornaledibrescia.it
Sotto attacco il Palazzo di giustizia di Brescia © www.giornaledibrescia.it

Il pubblico ministero titolare dell’inchiesta era proprio Erica Battaglia, finita nel mirino insieme ad un collaboratore, un agente di Polizia giudiziaria. Il contenuto delle loro caselle mail è stato copiato così come buona parte dei file salvati. E che il siciliano aveva salvato in tre archivi compressi in formato «zip». «Ha anche ottenuto – scrive il gip di Napoli che ha disposto l’arresto di Miano – dati personali ed anagrafici sensibili delle due persone in forza alla Procura di Brescia quali ad esempio: numero di telefono, codice fiscale ed indirizzo di residenza».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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