«Dopo Nadàl...», a Bagolino i sonadùr sono già all’opera

Ubaldo Vallini
Già da giovedì scorso cominciate le esibizioni nei locali del paese, portando nei bar e nelle osterie le 24 suonate del repertorio carnevalesco bagosso
I sonadùr del Carnevale bagosso con i loro strumenti - © www.giornaledibrescia.it
I sonadùr del Carnevale bagosso con i loro strumenti - © www.giornaledibrescia.it
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«Dopo Nadàl l’è Carnaàl». A Bagolino questo antico detto non è solo un modo di dire, ma l’annuncio di un tempo speciale che, appena passate le festività natalizie, apre le porte al Carnevale, tra i più autentici e affascinanti d’Italia.

Già da giovedì scorso i «sonadùr» hanno cominciato a esibirsi nei locali del paese, portando nei bar e nelle osterie le 24 suonate del repertorio carnevalesco bagosso. Con violino, mandolino, chitarra e basso, strumenti a corde della tradizione, i suonatori tengono viva una melodia che non è solo musica, ma memoria condivisa, rito collettivo, identità.

Le serate di lunedì e giovedì saranno, fino a metà febbraio, l’appuntamento fisso per chi vuole immergersi nell’atmosfera del Carnevale. Un percorso che culminerà nei due giorni più attesi: lunedì 16 e martedì 17 febbraio, con il Martedì Grasso che chiude la festa prima del Mercoledì delle Ceneri.

Con l’avvicinarsi della data, entreranno in scena anche i «mascher», figure grottesche e misteriose, con volti rugosi e abiti scomposti, che percorrono le strade con i loro sgalber, calzature in legno dal suono inconfondibile.

Tra coriandoli, versacci e scherzi, i mascher portano ironia e irriverenza, spezzando ogni formalità e capovolgendo per qualche settimana l’ordine quotidiano.

Accanto a loro, nel gran finale, danzeranno i celebri «balarì» in costume tradizionale, protagonisti di una coreografia rituale che si ripete ogni anno con rigorosa fedeltà, intrecciando musica, eleganza e simbolismo.

A Bagolino e Ponte Caffaro il Carnevale non è solo festa, è una fede laica che attraversa le generazioni. Lo dice bene un altro detto del posto: «Le sante feste di Pasqua e Natale... e le santissime di Carnevale». Una tradizione che non si improvvisa, ma si prepara, si vive e si tramanda, in un equilibrio perfetto tra sacro e profano, tra arte e spontaneità, tra popolo e cultura.

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