Un caso lungo 17 anni. Aperto, chiuso, riaperto e ora nuovamente ai titoli di coda. Questa volta con un’assoluzione. In mezzo un ruolo determinante lo ha avuto la scienza, con le nuove tecnologie di indagine che hanno individuato un profilo genetico, che però da solo non basta per arrivare ad una sentenza di colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.
La storia
La vicenda si apre il 9 marzo del 2008, quando una gioielleria di un centro commerciale a Chiari viene presa di mira da due rapinatori che entrano in azione all’orario di apertura, senza armi, svuotano le vetrine e poi scappano. «Parlavano tra loro in bresciano» farà mettere a verbale la commessa. I video delle telecamere di sicurezza non aiutano gli inquirenti, che sulla scena del crimine ritrovano però una federa da cuscino – che nei piani doveva essere usata come sacco con i gioielli rubati – e una cuffia di lana. Il materiale finisce nei laboratori dei Ris di Parma, ma a marzo 2009, un anno dopo il colpo, gli stessi Ris scrivono: «Pur avendo estrapolato profili genetici non siamo in grado di associarli ad alcun soggetto».




