CronacaBassa

Dichiara guerra all’amante del marito, condannata per stalking

Insulti, minacce, telefonate in piena notte e pure cartelli con foto sulla porta di casa
Il tribunale di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
Il tribunale di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
AA

Ha cominciato a sospettare del compagno. E non si è bevuta le sue scuse. Quei weekend passati per lavoro lontano da Venezia, quindi da lei e dai loro quattro figli, cominciavano ad essere troppi e troppo sospetti, così ha assoldato un investigatore privato. Il tempo di un paio di pedinamenti, e ha scoperto che il padre dei suoi quattro bambini aveva un’altra vita, che la viveva nella Bassa bresciana e la condivideva con un’amante. E per lei, l’altra, da quel giorno, è stato un vero e proprio inferno. Individuata la rivale, infatti non si è limitata a dichiararle guerra, ma gliel’ha fatta giorno dopo giorno, senza esclusione di colpi, senza nessun riguardo anche per i provvedimenti presi nei suoi confronti dal questore di Brescia.

La condanna

A distanza di due anni e mezzo da quando l’aggressione all’amante del compagno, poi divenuto marito, ebbe inizio il tribunale ha presentato il conto alla moglie furiosa: l’ha condannata per stalking e diffamazione a nove mesi di reclusione e al pagamento di una provvisionale di tremila euro. Il giudice Mauroernesto Macca, le ha riconosciuto le attenuanti generiche con giudizio di prevalenza sulle aggravanti e le ha concesso la sospensione condizionale della pena subordinandola alla frequentazione di un corso di «recupero» per la gestione della «rabbia».

Per l’amante dell’uomo, un promotore finanziario veneziano ben oltre la cinquantina, è stata la fine di un incubo. Per mesi la donna ha dovuto affrontare una tempesta di telefonate e messaggi, dal contenuto tutt’altro che disteso. La moglie tradita non si limitava a chiamarla, anche di notte, e a intasarle la casella di posta e le chat di WhatsApp di minacce di morte e di insulti pesantissimi, ma si presentava anche a Brescia, sul luogo di lavoro e la insultava pesantissimamente davanti ai colleghi.

Senza esclusione di colpi

Stessa cosa faceva da remoto, al telefono. Se l’amante del marito si faceva negare, alla malcapitata collega che rispondeva riversava tutta la sua furia. Se sul luogo di lavoro non aveva successo, si presentava anche a casa della donna per offrire analoghe sceneggiate ai suoi vicini. Era arrivata al punto di affiggere sul portone della palazzina della rivale una foto con il marito fedifrago e i loro figli con tanto di didascalia: «Hai rovinato una famiglia, complimenti!». Non contenta la moglie tradita ha preso di mira anche i profili social del Comune del quale la sua vittima era consigliere. Vi ha postato foto, commenti e insulti eloquenti. Pure troppo.

Le tre versioni

Chiamata a testimoniare in aula, la vittima che si è costituita parte civile con l’avvocato Marina Manfredi, ha ammesso la relazione. Non potendo negare le trasferte a Brescia, il marito ha provato a negare quanto meno i rapporti, la loro intimità. Ha sostenuto di avere avuto solo un rapporto di lavoro e di amicizia con la persona offesa. L’imputata ha ammesso candidamente le sue colpe: «Ho agito così per la paura di essere lasciata solo con i miei quattro figli».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...