Delitto di Garlasco, «Chiara Poggi ha lottato a lungo»

Ecchimosi, abrasioni su braccia e gambe: segni di una colluttazione nel tentativo estremo di difendersi dal suo assassino erano presenti sul corpo di Chiara Poggi, la giovane di 26 anni uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli a Garlasco. Sono elementi, secondo il TG1, contenuti nella consulenza che la Procura di Pavia ha affidato all'anatomopatologa Cristina Cattaneo (che già si occupò tra gli altri dell'omicidio della tredicenne Yara Gambirasio), depositata a febbraio.
Secondo quelle indiscrezioni, da parte della vittima non vi fu solo il tentativo di proteggersi dai colpi del corpo contundente usato dall'assassino ma anche una lotta per la vita durata a lungo e che avrebbe lasciato segni. Così si spiegherebbero anche quelle tracce di Dna trovate sulle unghie di Chiara una delle quali gli inquirenti e i carabinieri di Milano attribuiscono ad Andrea Sempio - amico del fratello di Chiara, Marco -, indagato ormai da oltre un anno per omicidio in concorso dopo che nei suoi confronti erano state disposte negli anni due archiviazioni che hanno dato origine a un'inchiesta della procura di Brescia su chi quelle archiviazioni le aveva chieste, l'allora capo della procura di Pavia Mario Venditti.
L'omicidio, secondo quanto il TG1 avrebbe appreso sulla consulenza, non sarebbe avvenuto in modo repentino, ma in più fasi, tra il piano terra e le scale della casa e l'assassino si sarebbe anche fermato a osservare il corpo della vittima sull'ultimo scalino prima di colpirla nuovamente, forse con un martello. Se confermate, queste circostanze striderebbero con quanto scrissero i giudici della Cassazione respingendo i ricorsi dell'ex fidanzato di Chiara, Alberto Stasi, e confermando definitivamente la sua condanna a 16 anni per il delitto.
La suprema Corte scriveva infatti che «dalla dinamica dell'aggressione è emerso come Chiara non abbia nemmeno avuto il tempo di reagire, restando inerme a fronte di un'aggressione posta in essere con modalità così violente». A questo punto spetta al procuratore di Pavia Napoleone trarre le conclusioni sulla scorta dell'elaborato dell'anatomopatologa Cattaneo.
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