L’avatar digitale di Gabriele d’Annunzio è stato «rottamato». Ad annunciarlo, senza mezzi termini, è il presidente del Vittoriale degli Italiani, Giordano Bruno Guerri: «Era una cosa sensazionale, ma la cosa davvero sensazionale è che l’ho buttato via».
Diventa un caso il destino dell’ologramma del Vate, frutto del progetto AVaDa (Avatar Digitale d’Annunzio), una delle prime iniziative italiane a unire neuroscienze, intelligenza artificiale e l’immenso patrimonio storico e culturale del Vittoriale.
Le ragioni
L’ologramma era stato presentato appena un anno fa, il 3 maggio 2025, alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli. Il problema, sostiene Guerri, è duplice. Da un lato, la somiglianza fisica: «Non somigliava abbastanza a d’Annunzio». E in effetti era così: l’immagine non restituiva il carisma e lo stile curatissimo del poeta, ma quello di un cinquantenne dall’aspetto ordinario, con una giacca sgualcita che «tirava» sulla pancetta.
Dall’altro – e soprattutto – il carattere. L’avatar risultava «troppo corretto», incapace di restituire quella miscela di ironia, provocazione e imprevedibilità che definiva il poeta-soldato. «Qualsiasi programma di intelligenza artificiale è politicamente corretto: non dice parolacce, evita di offendere. Ma questo non è da d’Annunzio», affonda Guerri. Il risultato? Un Vate addomesticato, quasi irriconoscibile.
La svolta
Da qui la scelta radicale: eliminare il progetto nella sua prima versione e ripartire da zero, con un nuovo avatar «non politicamente corretto», più fedele alla personalità dannunziana. L’esordio è già fissato: «Lo inaugureremo il 21 giugno», annuncia il presidente.
L’avatar tornerà, dunque, offrendo al pubblico l’esperienza suggestiva di un d’Annunzio «qui e ora», capace di dialogare con i visitatori, rispondere alle domande e alle curiosità del pubblico ed evocare opere ed episodi biografici con lo stile inconfondibile del Vate.
Grande sfida
Un sistema alimentato da una vasta base di dati testuali, in grado – almeno sulla carta – di restituire egocentrismo poetico, acutezza e spirito provocatorio. Una sorta di resurrezione digitale, in cui il passato prende voce attraverso il presente tecnologico. La sfida del nuovo avatar sarà tutta qui: restituire complessità senza scadere nella caricatura. Perché un d’Annunzio politicamente corretto, semplicemente, non è d’Annunzio.



