Crans-Montana: «Anche da giornalisti è impossibile restare indifferenti»

Non solo le autorità, non solo le famiglie, non solo i soccorritori, non solo le forze dell’ordine. A Crans-Montana in questi giorni sono presenti anche numerosi giornalisti. Come Benoit Girod, inviato dell’agenzia di stampa Ansa. Il reporter valdostano sta osservando da vicino la tragedia, riportando al pubblico gli eventi e gli sviluppi delle indagini, e dando voce, al contempo, a chi la tragedia la sta vivendo sulla propria pelle. Perché era lì, presente alla festa di Capodanno. O perché lì, in quell’inferno, aveva qualcuno. I genitori e gli amici, quindi. Le famiglie. I cari che in questo momento sono attanagliati da un’angoscia che con il trascorrere delle ore si sta prendendo quello spazio che prima era occupato dalla speranza, per quanto flebile.
Benoit, qual è la situazione in questo momento?
Al di là della tragedia e dell’incertezza che continua ad attanagliare le famiglie italiane, alcune delle quali presenti sul posto, è evidente il grandissimo impegno delle istituzioni italiane a tutti i livelli, a partire dall’ambasciatore in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, fino al dipartimento della Protezione civile, che ha inviato team composti anche da psicologhe e psicologi per assistere le famiglie. Un impegno che noi inviati verifichiamo minuto dopo minuto. Da qui si ha davvero la sensazione che si stia mobilitando tutta l’Italia. Penso, per esempio, all’ospedale Niguarda, che ha accolto ormai nove feriti, trasportati anche grazie alla Protezione civile della Valle d’Aosta. Siamo di fronte a una situazione che stringe il cuore: sta coinvolgendo anche noi giornalisti, spesso considerati cinici. È impossibile restare freddi. Non solo i ragazzi direttamente coinvolti sono angosciati, ma anche quelli che non erano presenti. È significativo vedere la mobilitazione delle autorità svizzere, che stanno lavorando senza sosta per dare un nome ai corpi non ancora identificati, seguendo procedure complesse e rigorose.

Ci vorrà davvero molto tempo per identificare tutti, come detto dal ministro degli Esteri Antonio Tajani nelle scorse ore, oppure c’è la possibilità che i tempi si accorcino?
In realtà, come ha spiegato l’ambasciatore e come è stato ribadito dalle autorità svizzere, entro domani molte vittime dovrebbero essere identificate. «Identificate», non «riconosciute», perché non è corretto parlare di riconoscimento. Non tutte le situazioni, però, saranno risolte in tempi brevi e alcune richiederanno ulteriori approfondimenti.
Immagino che la presenza degli psicologi sia quanto mai preziosa...
Si tratta di un aiuto fondamentale. Non risolve la situazione, ma parlando oggi con alcuni di loro mi sono reso conto di quanto il loro approccio e la loro presenza – per quanto inevitabilmente in punta di piedi – siano essenziali. Sono di aiuto e supporto e anche la loro sola presenza ha senso: raccolgono le angosce e, come abbiamo scritto, la rabbia. Perché l’angoscia si sta trasformando in rabbia, soprattutto tra chi non ha ancora risposte sul destino dei propri figli.
C'è stata qualche reazione in seguito alle notizie riguardanti i due proprietari del locale, indagati ufficialmente per omicidio colposo?
In questo momento la priorità resta una sola: conoscere il destino dei propri figli. Tutto il resto verrà dopo.
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