La situazione sanitaria legata a un focolaio di hantavirus su una nave da crociera è al centro dell’attenzione delle autorità sanitarie internazionali. La nave, la Mv Hondius, si trova attualmente al largo di Capo Verde con circa 149 passeggeri a bordo, dopo che le autorità locali hanno rifiutato lo sbarco. Sono stati registrati tre decessi riconducibili all’infezione.
Le valutazioni in corso
Un gruppo di epidemiologi è stato incaricato di ispezionare l’imbarcazione per chiarire l’entità del focolaio e valutare il rischio per le persone a bordo. La gestione della situazione avviene in coordinamento con l’Organizzazione mondiale della sanità, mentre il governo spagnolo sta esaminando diversi scenari. Tra le opzioni considerate c’è infatti la possibilità che la nave si diriga verso le Canarie per consentire una valutazione sanitaria più approfondita. Questa ipotesi, però, non è l’unica. Le autorità stanno valutando anche altre soluzioni, come il rientro dei passeggeri nel porto di partenza, nei Paesi Bassi.
La ministra e portavoce del governo spagnolo, Elma Saiz, ha invitato alla cautela nei toni: «Voglio lanciare un messaggio di tranquillità». Ha aggiunto che «si sta valutando la situazione assieme all’Organizzazione mondiale della sanità» e che saranno adottate «le misure necessarie per affrontare questa situazione», inclusa un’eventuale assistenza e disinfestazione della nave.
L’ipotesi sull’origine del contagio
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’ipotesi più plausibile è che le prime infezioni siano avvenute al di fuori della nave, durante una tappa del viaggio in Sud America. I primi due casi mortali sarebbero quindi stati contagiati prima dell’imbarco o durante soste precedenti.
La possibile diffusione a bordo resta oggetto di verifica. Maria Van Kerkhove, direttrice ad interim per la prevenzione e la preparazione alle epidemie dell’Oms, ha spiegato che «considerando la durata del periodo di incubazione dell’hantavirus, che può variare da una a sei settimane, supponiamo che siano stati infettati fuori dalla nave». Ha aggiunto che «riteniamo che possa esserci stata una trasmissione da persona a persona tra le persone a stretto contatto», precisando però che si tratta di un’ipotesi da confermare con ulteriori indagini.
Cos’è l’hantavirus e come si trasmette
L’hantavirus è un gruppo di virus trasmessi principalmente dai roditori. Il contagio nell’essere umano avviene in genere attraverso l’inalazione di particelle contaminate provenienti da urina, feci o saliva di animali infetti. Più raramente può verificarsi per contatto diretto con materiali biologici. L’infezione si manifesta con febbre improvvisa, mal di testa, dolori muscolari e talvolta sintomi addominali, seguiti da tosse e respiro affannoso o problemi renali.
Secondo l’infettivologo Fabrizio Pulvirenti, «il rischio per chi non ha avuto contatti con roditori infetti resta estremamente basso». La trasmissione tra persone non è considerata una modalità comune per la maggior parte dei ceppi. «È documentata in modo solido soltanto per il ceppo Andes, circolante in America meridionale», mentre per gli altri ceppi, inclusi quelli presenti in Europa, «non costituisce una via di contagio rilevante».
Pulvirenti sottolinea anche che i roditori sono vettori di molte altre malattie infettive, come leptospirosi e salmonellosi, che presentano rischi più frequenti di trasmissione rispetto all’hantavirus.
Livello di rischio
Le informazioni disponibili indicano che la situazione richiede monitoraggio e approfondimenti, ma non suggerisce un rischio elevato per la popolazione generale. Le autorità sanitarie stanno conducendo un’indagine epidemiologica per identificare il ceppo coinvolto, ricostruire le modalità di esposizione e definire con precisione i tempi del contagio.
Lo stesso Pulvirenti evidenzia che «ciò che questo caso richiede è un’indagine epidemiologica rigorosa», mentre non è giustificato un approccio allarmistico.



