Corteo dell’ultradestra: per la Loggia è apologia di fascismo
Gli episodi sono differenti, la parte che si è sentita offesa la stessa: la Loggia. Le contestazioni? Non solo l’uso del simbolo del Municipio senza autorizzazione, ma anche le accuse di razzismo e di apologia del fascismo, condotte dalle quali la Giunta e la sindaca Laura Castelletti intendono prendere le distanze procedendo per vie legali.
Da qui le due denunce-querele: la prima punta il dito appunto contro «i manifesti abusivi dal contenuto discriminatorio e diffamatorio» affissi riportando il logo del Comune; la seconda mette nel mirino i fatti accaduti in occasione della manifestazione del 13 dicembre, quando il corteo organizzato dai movimenti dell’ultradestra (e composto da circa 500 persone) ha sfilato dal parco Gallo alla stazione intonando cori nostalgici e, anche in questo caso, riportando sullo striscione lo stemma araldico di proprietà del Comune di Brescia. La sindaca aveva annunciato che gli episodi non sarebbero passati sottotraccia e a dare seguito all’intenzione è stata l’ultima riunione di Giunta del 2024.
Le affissioni
La causa numero uno riguarda la notte tra il 4 e il 5 novembre, quando «soggetti non identificati» hanno posizionato in numerose zone della città dei manifesti abusivi «in spazi riservati al servizio delle pubbliche affissioni». Non solo è stato utilizzato il logo del Comune, ma quel che la Loggia contesta è l’impiego «dei medesimi caratteri tipografici, layout e disposizione testuale messi a disposizione nell’ambito dell’iniziativa di city branding “Brescia. La tua città europea”, alterati con messaggi dal contenuto discriminatorio e diffamatorio».
Una condotta che, secondo la Loggia, «può assumere rilevanza penale». Quattro i reati contestati: falsità in sigilli o strumenti di autenticazione, turbativa al regolare svolgimento di un servizio pubblico, propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale ed etnica e, infine, diffamazione aggravata.
La manifestazione
La seconda denuncia riguarda invece la manifestazione dell’ultradestra e i successivi comunicati diramati, perché – si legge – i messaggi «hanno contenuto discriminatorio e di incitamento all’odio nei confronti di tutti i cittadini extracomunitari residenti a Brescia, ritenuti, in ragione della loro diversa origine etnica, quali unici responsabili del degrado e del clima di pericolosità sociale in cui si troverebbe la città».
Tre, in questo caso i reati contestati: alle contestazioni di falsità in sigilli e diffamazione aggravata «per il grave pregiudizio all’onore e alla reputazione del Comune e dell’Amministrazione», si aggiunge quella di apologia del fascismo e manifestazioni fasciste, manifestazioni volte al sostegno di associazioni o movimenti che diffondono l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici o religiosi.
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