Quelle più «famose» e dibattute sono senza dubbio le balneari. Ma c’è un altro «dossier concessioni» su cui politica e operatori stanno litigando a suon di carte bollate, arrovellandosi ormai da anni. Una partita che – pur passando in sordina, quasi inosservata – porta in dote una posta in gioco molto più alta, con tanto di conseguenze economiche e strategiche nel breve periodo. Si tratta delle grandi derivazioni idroelettriche o meglio, per l’appunto, delle loro concessioni. L’autunno riapre il grande risiko delle gare pubbliche, un fronte sul quale Regione Lombardia è intenzionata a tirare dritto.
I numeri del Bresciano
Per capire, in concreto, di cosa stiamo parlando e quanto questa vicenda tocchi da vicino anche Brescia, bastano pochi dati: la nostra provincia garantisce e fornisce il 5% della produzione nazionale, che corrisponde al fabbisogno energetico mensile di 6,6 milioni di famiglie composte da quattro persone (225 KWh). Le centrali del Bresciano, piccole e grandi, producono in media un’energia netta pari a 1.542,28 gigawattora, con la Valcamonica in vetta per impianti e per numero di dighe.




