L’allenatore in Kuwait: «Rischioso muoverci, ma attacchi lontani»

«Sto in casa. Hanno bombardato l’ambasciata americana e sabato l’aeroporto. Ci dicono di non muoverci. È troppo rischioso. Se posso, rimango in Kuwait». Queste le parole pronunciate nella notte tra domenica e lunedì da Claudio Zola al fratello Roberto che era appena rientrato da una vacanza in Vietnam. Si udivano esplosioni, fortunatamente lontane.
Bresciano di 56 anni, Claudio Zola dopo una lunga carriera sui campi di serie C, tra Lumezzane, Triestina, Albinoleffe e Montichiari, ha iniziato ad insegnare calcio ai ragazzi nel mondo. Sino a pochi mesi fa direttore tecnico del Milan Accademy in Kuwait. Oggi è responsabile della scuola calcio del Paese dove in queste ore si vivono ore di angoscia e paura.
La testimonianza
Zola è in casa, è sera quando parla al telefono e racconta quello che sta accadendo. Con lui due bresciani, Dejan Damiani e Matteo Dasolo di Verolanuova, suoi assistenti. «La situazione diciamo che è tranquilla. Anche se si sentono le sirene che annunciano pericolo e lontano avvertiamo le esplosioni dei droni intercettati. Si prova a reagire e per questo i ragazzi hanno ripreso gli allenamenti. Ovviamente però guardiamo in continuazione la tv per capire cosa accade e conoscere la situazione» racconta Zola che prima del Kuwait ha individuato talenti anche in Giappone, Arabia Saudita e India.
Dejan Damiani e Matteo Dasolo, i suoi assistenti sul campo da calcio vogliono rassicurare le loro famiglie che vivono nel Bresciano. «State tranquilli, stiamo bene e non siamo in pericolo. L’aeroporto e le basi colpite nelle scorse ore dagli attacchi sono lontani decine di chilometri da noi».
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