Era un’accusa gravissima per un pm, quella di aver nascosto prove favorevoli alle difese. E i pubblici ministeri imputati erano addirittura due e con contestazioni che sono costate anni di processi che in primo e secondo grado si erano conclusi con condanne a otto mesi. La pena era sospesa, ma non era tanto quella la cosa che contava, quanto la macchia che sarebbe stata indelebile sulle loro carriere, una quasi alla fine, l’altra per niente affatto. E che avrebbe comportato pure gravi conseguenze dal punto di vista disciplinare.
La nuova sentenza
Oggi, però, una sentenza della Cassazione ha spazzato via due gradi di giudizio e quella pesantissima ipotesi d’accusa. Sono stati assolti con formula piena, «perché il fatto non sussiste», il pm di Milano Fabio De Pasquale, che tra poco più di un anno andrà in pensione, magistrato dai tempi di Mani Pulite, che ottenne la prima condanna definitiva di Bettino Craxi, ma anche quella di Silvio Berlusconi per il caso Mediaset, e Sergio Spadaro, quasi 50 anni, ex pm milanese e ora all’Eppo, ossia alla Procura europea.
Erano imputati entrambi per rifiuto di atti d’ufficio per la gestione del procedimento Eni-Nigeria sul giacimento Opl245, in cui si ipotizzava una maxi corruzione internazionale da oltre un miliardo di euro. Processo che nel 2021 si concluse con l’assoluzione, poi definitiva, di tutti gli imputati, tra cui l’ad della compagnia petrolifera, Claudio Descalzi, e il suo predecessore Paolo Scaroni.
L’accusa

Per la Corte d’Appello di Brescia, che nell’ottobre 2025 confermò la sentenza e le due condanne del primo grado, da parte dei due pm ci sarebbe stato «un rifiuto consapevole», una «omissione» di un «atto doveroso e indifferibile», ossia la «scelta» di non depositare gli elementi di prova favorevoli agli imputati.
In particolare, nel febbraio 2021, secondo la ricostruzione dei giudici, al termine del dibattimento sul caso nigeriano, il loro collega Paolo Storari (assolto anche lui nell’intrecciato caso della fuoriuscita dei verbali di Amara, mentre Piercamillo Davigo fu condannato), che stava coordinando il filone di indagine sul cosiddetto «falso complotto», «preoccupato per le possibili lesioni» al diritto di difesa, inviò ai due pm, anche per il tramite dell’allora procuratore di Milano Francesco Greco, «comunicazioni via e-mail» con il materiale favorevole agli imputati dell’epoca, «esortandoli a metterli a disposizione del giudice e delle difese».
Si trattava, in particolare, di alcuni elementi sulla sospetta inattendibilità di Vincenzo Armanna, ex manager licenziato da Eni e grande accusatore nel processo sull’affaire nigeriano. De Pasquale sotto processo, e condannato nei due gradi, non era stato riconfermato come aggiunto a Milano dopo il primo quadriennio. Oggi, però, la stessa Procura generale della Cassazione ha chiesto l’assoluzione per lui e per il collega Spadaro davanti alla Sesta sezione penale della Suprema Corte, che nel pomeriggio li ha assolti, ribaltando tutto.
I legali
Gli avvocati Massimo Dinoia e Fabio Federico, legali dei due magistrati, hanno spiegato di essere «veramente felici: è una sentenza che fa giustizia di tanti anni di sofferenze. Vorremmo rimarcare – hanno aggiunto – che le conclusioni del Pg della Cassazione sono state totali e tombali: ha chiesto infatti l’insussistenza sia del fatto materiale che, in subordine, dell’elemento soggettivo. Più di così non poteva dire». Pendeva, tra l’altro, sulla testa dei due, soprattutto di Spadaro, anche il procedimento disciplinare di fronte al Csm, che era sospeso proprio in attesa dell’esito penale, che ha cancellato le accuse.



