Sembrava davvero che dovesse venir giù il soffitto. «Oh cieli, piovete dall’alto», tuonava padre Mario fin quasi a coprire il suono della chitarra elettrica con cui si accompagnava, e le file di banchi pieni di ragazzi davanti a lui erano percorse da un brivido che finiva per sfogarsi in un coro.
Pareti e soffitto erano quelli della chiesa di Santa Maria della Vittoria, in via Cremona, alla messa della domenica mattina; padre Mario, il piamartino Casassa che in quegli anni – tra i Settanta e gli Ottanta – affiancava come curato il parroco Narciso Barlera. Personalità opposte e complementari: uomo di alta cultura e progetti ambiziosi quest’ultimo; prete pop, amatissimo da molti, soprattutto giovani, per il suo stile anticonvenzionale il primo. Padre Barlera è morto nel 2003; padre Mario oggi, giovedì 1 ottobre. Avrebbe compiuto 82 anni il 4 novembre e da qualche tempo era malato. Negli ultimi giorni il tam tam tra i «suoi ragazzi» di allora è stato incessante, a riprova di un legame che ha resistito al passare degli anni, ai percorsi di ognuno e a una lontananza fisica diventata significativa quando, nel 1984, padre Mario lasciò via Cremona diretto all’aeroporto di Linate per volare in Sud America. Dalla parrocchia passava alle missioni: prima in Cile, poi in Brasile, Camerun, Angola, Birmania…
Aveva infatti intrapreso il cammino neocatecumenale e ottenuto dalla Congregazione il permesso di dedicarsi all’evangelizzazione itinerante. I giovani parrocchiani di Smv, dopo un primo smarrimento, capirono che era giusto così, che la vivacità e la generosità di padre Mario lo portavano altrove; ma, anche da adulti, non hanno mai smesso di provare nostalgia per il suo volto che pareva uscito da «Jesus Christ Superstar» e le schitarrate a ogni occasione, per lo studio col divano rosso sfondato - dove trovavano ascolto anche le storie più difficili - e per quel «pagani!» diventato un tormentone affettuoso e potente nel suggerire a tutti di non accontentarsi dei beni materiali, vivere in modo autentico, cercare Dio (ma chi diceva di non riuscire a trovarlo non era meno benvoluto).
Da dove si trovava, comunque, padre Mario non ha mai mancato di farsi sentire nei momenti in cui uno dei suoi ragazzi o le loro famiglie avevano bisogno di una parola. Così, quando nel 2014 è tornato in Italia e ha organizzato un incontro a Smv, c’era una folla ad accoglierlo. Ovviamente si è presentato con la chitarra al collo (acustica, in questo caso) per una serata che ha alternato canzoni e racconti, preghiere e promesse di nuovi incontri. Promesse sono state mantenute.
Dopo quella serata, infatti, padre Mario è ripartito, ma è anche tornato più volte e ogni volta è stata una festa, una riflessione, un dibattito acceso ai limiti dello scontro. Perché il «prete pop» sapeva essere inflessibile. Come i veri punti di riferimento. Che non vengono mai meno. Il saluto a padre Mario si articolerà in due momenti: domani sera alle 20.30, la veglia funebre nella chiesa della Santissima Trinità; sabato, alle 14.30, i funerali a Santa Maria della Vittoria.




