Cronaca

In cammino con Vangelo e chitarra: addio a padre Mario Casassa

Il piamartino è morto oggi, giovedì 1 ottobre, a un mese dal suo 82esimo compleanno. Sabato alle 14.30 i funerali a Santa Maria della Vittoria
Francesca Sandrini

Francesca Sandrini

Vicecaposervizio

Padre Mario Casassa
Padre Mario Casassa

Sembrava davvero che dovesse venir giù il soffitto. «Oh cieli, piovete dall’alto», tuonava padre Mario fin quasi a coprire il suono della chitarra elettrica con cui si accompagnava, e le file di banchi pieni di ragazzi davanti a lui erano percorse da un brivido che finiva per sfogarsi in un coro.

Pareti e soffitto erano quelli della chiesa di Santa Maria della Vittoria, in via Cremona, alla messa della domenica mattina; padre Mario, il piamartino Casassa che in quegli anni – tra i Settanta e gli Ottanta – affiancava come curato il parroco Narciso Barlera. Personalità opposte e complementari: uomo di alta cultura e progetti ambiziosi quest’ultimo; prete pop, amatissimo da molti, soprattutto giovani, per il suo stile anticonvenzionale il primo. Padre Barlera è morto nel 2003; padre Mario oggi, giovedì 1 ottobre. Avrebbe compiuto 82 anni il 4 novembre e da qualche tempo era malato. Negli ultimi giorni il tam tam tra i «suoi ragazzi» di allora è stato incessante, a riprova di un legame che ha resistito al passare degli anni, ai percorsi di ognuno e a una lontananza fisica diventata significativa quando, nel 1984, padre Mario lasciò via Cremona diretto all’aeroporto di Linate per volare in Sud America. Dalla parrocchia passava alle missioni: prima in Cile, poi in Brasile, Camerun, Angola, Birmania…

Aveva infatti intrapreso il cammino neocatecumenale e ottenuto dalla Congregazione il permesso di dedicarsi all’evangelizzazione itinerante. I giovani parrocchiani di Smv, dopo un primo smarrimento, capirono che era giusto così, che la vivacità e la generosità di padre Mario lo portavano altrove; ma, anche da adulti, non hanno mai smesso di provare nostalgia per il suo volto che pareva uscito da «Jesus Christ Superstar» e le schitarrate a ogni occasione, per lo studio col divano rosso sfondato - dove trovavano ascolto anche le storie più difficili - e per quel «pagani!» diventato un tormentone affettuoso e potente nel suggerire a tutti di non accontentarsi dei beni materiali, vivere in modo autentico, cercare Dio (ma chi diceva di non riuscire a trovarlo non era meno benvoluto).

Da dove si trovava, comunque, padre Mario non ha mai mancato di farsi sentire nei momenti in cui uno dei suoi ragazzi o le loro famiglie avevano bisogno di una parola. Così, quando nel 2014 è tornato in Italia e ha organizzato un incontro a Smv, c’era una folla ad accoglierlo. Ovviamente si è presentato con la chitarra al collo (acustica, in questo caso) per una serata che ha alternato canzoni e racconti, preghiere e promesse di nuovi incontri. Promesse sono state mantenute.

Dopo quella serata, infatti, padre Mario è ripartito, ma è anche tornato più volte e ogni volta è stata una festa, una riflessione, un dibattito acceso ai limiti dello scontro. Perché il «prete pop» sapeva essere inflessibile. Come i veri punti di riferimento. Che non vengono mai meno. Il saluto a padre Mario si articolerà in due momenti: domani sera alle 20.30, la veglia funebre nella chiesa della Santissima Trinità; sabato, alle 14.30, i funerali a Santa Maria della Vittoria.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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