Lo zio del bimbo morto a Calvagese: «Non c’era più nulla da fare»
Potrebbe tenersi già domani, giornata dell'Epifania, la cerimonia funebre per l'addio al piccolo Hamad di tre anni, morto la notte dell'ultimo dell'anno a Carzago di Calvagese della Riviera, ucciso dalle esalazioni di monossido di carbonio della casa del nonno.
Il piccolo era rientrato con la madre e un altro fratellino di cinque anni, a loro volta rimasti intossicati dal monossido di carbonio, da un lungo viaggio in aereo direttamente dal Pakistan. La famiglia del piccolo che abita a Castiglione si era recata nella terra d'origine per il matrimonio dello zio. E proprio lo zio, avvisato da sua madre, è la persona che la sera del 31 dicembre ha trovato ormai esanime il piccolo di tre anni, la sorella e l'altro nipotino. «Una scena che non potrò mai cancellare dalla mia memoria: mio nipote di tre anni era ormai incosciente sul letto in una delle quattro camere, mia sorella con la schiuma alla bocca non si riusciva a svegliare, mentre l'altro mio nipote, cinque anni, era seduto a terra con lo sguardo perso nel vuoto. Abbiamo areato immediatamente i locali e abbiamo chiesto l'intervento del 118, ma per il nostro piccolo non c'era ormai più nulla da fare».
Gli accertamenti nella villetta
Intanto da stamattina i tecnici del Nucleo investigativo antincendio territoriale di Milano, con una squadra giunta da Pavia e un tecnico di Ats, sono entrati nella villetta e hanno cominciato gli accertamenti tecnici sul tiraggio e sulle cause che hanno prodotto la fuga di monossido di carbonio. In via Delle Brede a Carzago gli uomini dei Vigili del Fuoco sono così entrati con una ricca strumentazione tecnica per verificare il tiraggio delle canne fumarie e la combustione dei bruciatori.
La verifica ha toccato i termoconvettori che erano stati accesi per riscaldare l'ambiente in vista dell'arrivo della famiglia pakistana. «Erano sei mesi che non abitavamo in questa casa, ovvero da quando mi ero recato in Pakistan per il mio matrimonio. Con me c'era tutta la famiglia. Solitamente in questa casa viviamo in venti persone. Siamo tutta gente che lavora e che ora si trova senza un tetto quindi siamo costretti a vivere in due stanze a casa di un parente» continua lo zio del piccolo.
Da qui una richiesta avanzata in comune per avere un'abitazione che possa accogliere la grande famiglia devastata dal lutto per la scomparsa del piccolo. Intanto i tecnici hanno dichiarato l'inagibilità della villetta: i membri della famiglia sono stati autorizzati a recuperare le cose di prima necessità per affrontare il momento dell'addio al piccolo Hamad, quindi il tentativo, difficilissimo, di tornare a una vita normale dopo lo stigma di una tragedia che si è consumata l'ultimo dell'anno.
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