Suonare alla Scala di Milano o all’Arena di Verona, davanti a un pubblico di vip in abito da sera, sono capaci tutti. Comodo. Provino, quei professoroni d’orchestra in frac nero e papillon bianco, a esibirsi in sacrestia, dove nessuno ti ascolta tranne Lui.
Enio Savoldi, 81 anni, suona il bombardino in sacrestia. È lì che si esercita: «Pota – dice con un intercalare che tradisce le sue origini –. A casa disturbo familiari e vicini; in sacrestia, invece, siamo solo io e Lui. Non sono un professionista, ma credo che a Nostro Signore non dispiaccia un po’ di musica. Anche se stecco fa finta di niente...».
Premura
Il bombardino (euphonium, per quelli che hanno studiato) è uno strumento possente, con una voce vigorosa capace di attraversare i muri delle case e arrivare ai timpani dei vicini, che potrebbero non gradire. Fa bene Enio a cautelarsi. La premura a non disturbare il prossimo racconta una persona d’altri tempi, rispettosa e cortese: un gentleman.

La banda
Ci eravamo occupati di lui tempo fa, quando, alla fine di un concerto nella chiesa di Calcinato, gli amici della Banda avevano premiato la sua passione e una vita dedicata alla musica. Per l’attaccamento alla banda, un’infaticabile devozione che durava da parecchie decine di anni, Enio sembrava una mosca bianca già allora: uno da prendere ad esempio. Sono passati altri anni e lui è ancora lì che soffia nel bombardino: «La musica ce l’ho nel sangue – confessa –. Quando sento una banda mi viene la pelle d’oca. Mi piace anche la musica dei bersaglieri: infatti ho suonato pure nella fanfara di Salò».
Oltre al rispetto degli altri, c’è un altro motivo che spinge Enio a esercitarsi in sacrestia: «D’estate – spiega – a casa fa un caldo boia. In sacrestia, invece, c’è un bel freschino...».

A 16 anni
Un espediente che Enio ha affinato in 65 anni di musica: «Ho iniziato a suonare nel 1961, a 16 anni. Don Pierino Ferrari aveva recuperato alcuni vecchi strumenti per far rinascere la banda: visto il crescente entusiasmo, ne aveva acquistati di nuovi. Tra i giovani che avevano preso parte a quella esperienza c’ero anche io. Sono ancora qui...».
Fedele alla musica, Enio ha cambiato più volte strumento: «Ho iniziato con la tromba, poi sono passato al corno, infine al bombardino, dal quale non riesco a staccarmi. Oramai è parte di me...».
La scelta del luogo
Torniamo alla sacrestia: la scelta di questo insolito luogo per esercitarsi è frutto anche del fatto che Enio fa il sacrestano. In chiesa e dintorni, insomma, è di casa.
Precisa che nella sua lunga vita non si è occupato solo di paramenti, candelabri e casule: «Facevo il contadino: erano i tempi in cui le mucche si mungevano a mano e la terra si lavorava col cavallo. Il trattore era un lusso che non potevo permettermi».
È andata così. Enio è comunque contento: senza trattore ha faticato di più, ma col bombardino ha il privilegio di suonare davanti all’Onnipotente. Una credenza popolare dice che «la musica sale direttamente a Dio». Quella di Enio non ha bisogno di fare tanta strada: Lui è lì, a pochi metri.



