Calcinato, «Il fiume Chiese non si tocca»: il no al depuratore

«Giù le mani dal fiume: il Chiese non si tocca, non ci chiuderete la bocca»: lo hanno ribadito ieri, a Calcinato, circa 500 persone, camminando per le vie del paese, vista Chiese, definito «figlio» da proteggere.
Erano i partecipanti alla manifestazione promossa dalla Federazione delle Associazioni che amano il fiume Chiese e il suo lago d’Idro, rappresentata da Gianluca Bordiga. Tra loro c’erano diverse associazioni e alcuni rappresentanti dei Comuni, ma anche di altri enti (come la consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle, Paola Pollini), nonché cittadini provenienti da vari paesi lungo l’asta del Chiese. Un’occasione per riaffermare, unitamente, la contrarietà a qualsiasi impianto di depurazione dei comuni gardesani che scarichi nel Chiese.
La protesta
«Abbiamo fronteggiato, anche legalmente, l’ipotesi del doppio impianto Gavardo-Montichiari e continueremo a farlo per essere certi che venga messa una pietra tombale sopra; nel contempo ci opporremo con tutte le forze al nuovo progetto che invece, adesso, prospetta come localizzazione dell’impianto gardesano Esenta di Lonato: lo scarico sarebbe sempre nel Chiese, quindi continua a essere assurdo, prepotente, inaccettabile», ha affermato Bordiga e con lui i tanti partecipanti, mettendo in chiaro che «il Chiese non è la fogna del Garda» (come recitava qualche cartello).

«Oltretutto, non cambiano i modi: fino a poco fa non c’era nemmeno una riga sul progetto Esenta, poi, nei giorni scorsi, si è diffusa l’informazione che è stato depositato – ha aggiunto –, è chiaro, dunque, che hanno tenuto tutto nell’ombra per non mostrare informazioni precise e questo viene permesso anche dal prefetto. Studieremo la documentazione, ma, tutti noi, garantiamo che ci opporremo con tutte le forze e lo impugneremo».
Le istituzioni
Anche i Comuni che, ugualmente, si sono opposti a un impianto di depurazione gardesana che scarichi nel Chiese hanno ribadito la contrarietà, annunciando le mosse successive. Esse sono emerse in una lettera ai partecipanti scritta dal sindaco di Montichiari Marco Togni e recapitata a Bordiga, con richiesta di lettura.
«In settimana depositeremo l’appello al Consiglio di Stato per far sì che annulli le sentenze del Tar e imponga a quest’ultimo di decidere contro gli atti amministrativi prodotti dagli enti superiori ai comuni», ha scritto Togni, riferendosi al fatto che il «Tar se n’è lavato le mani al pari di Ponzio Pilato, demandando ad altri». Ossia sostenendo che la competenza sarebbe del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche.

Togni, contestualmente, ha ribadito la volontà di non mollare perché è «illogico e surreale», per ragioni ambientali ed economiche, portare gli scarichi reflui del Garda, anche se depurati, nel fiume Chiese, e ha rimarcato come «la società pubblica bresciana, che ha il mandato dalla politica di gestire l’intero ciclo integrato della provincia, ha dato in questi anni rara dimostrazione di incompetenza e pressapochismo. Temo un supino atteggiamento ad altri interessi».
Non è mancata la voce della sindaca di casa, Vincenza Corsini: «Lo scarico nel Chiese è una scelta scellerata e sarebbe una devastazione per l’equilibrio del fiume, pertanto ci siamo opposti, anche legalmente, e ci opporremo, al di là della localizzazione dell’impianto».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
