Caffaro, tocca al Comune la caratterizzazione di orti e giardini
La cattiva notizia è che i grattacapo iniziali restano da risolvere (la questione normativa, il fattore fondi, la mancanza di un impegno scritto). Quella buona è che sul destino degli orti e dei giardini privati infestati dai Pcb sprigionati dalla vecchia Caffaro, ci sono un’architettura e – soprattutto – obiettivi condivisi. Che significa: avere messo ordine su «chi farà cosa», aver concordato che «qualcosa va fatto» (e no, non era scontato), avere stabilito l’iter e una sequenza di azioni.
Il faccia a faccia tecnico sul Sito di interesse nazionale di Brescia tra la delegazione del Comune, capitanata dall’assessora all’Ambiente Camilla Bianchi, e quella del Ministero dell’Ambiente, guidata dal capo-dipartimento Laura D’Aprile, ha lasciato insomma in eredità tanto lavoro da fare, ma anche un «yes, we can» che, se tradotto in azioni, per i cittadini che hanno subìto direttamente l’inquinamento della vecchia Chimica avrebbe un valore enorme. Specie dopo oltre 23 anni di silenzi e di attesa.
Sos commissario
Cosa si è deciso? Innanzitutto parlare di bonifica delle aree private non è più un tabù. Il primo passo pratico tocca al team bresciano: sarà infatti la Loggia a dover realizzare il piano di caratterizzazione. E lo farà a partire dalle 14 proprietà private mappate e catalogate, ormai anni fa, da Sogesid (società 100% statale) come le più contaminate da Pcb (i policlorobifenili, il «marchio di fabbrica» della Caffaro) e diossine. Il piano sarà propedeutico alla fase di indagine con l’obiettivo di attivare poi la bonifica.
Parallelamente, però, si dovrà sbrogliare la matassa normativa: «Si inaugura un percorso inedito – ricorda Bianchi –. Per questo chiediamo aiuto all’assessore regionale Giorgio Maione e all’apparato tecnico-legale della Lombardia. Vogliamo anche capire se c’è lo spazio per altre fonti di finanziamento per procedere con il piano e con le caratterizzazioni». In effetti, al momento, l’esempio più recente di intervento pubblico su aree private ha riguardato la rimozione di tetti in amianto, ma i casi sono lontani anni luce.
E pensare che questo cortocircuito Brescia se lo è causato da sola: nel primo Accordo di programma (correva l’anno 2009), infatti, orti e giardini privati erano inclusi nella ripartizione dei fondi generali per la bonifica (al punto «F» si parlava di un milione di euro), proseguendo così di fatto il percorso già avviato nel 2007 con i primi interventi di bonifica effettuati dal Comune proprio in alcuni giardini privati che avevano fatto da «aree pilota» per il risanamento (costo: 240mila euro). Ma poi, nell’Accordo successivo, la voce fu cancellata.
Oggi
Ora l’iter delle aree private è tutto da costruire e seguirà un suo filone, parallelo a quello incardinato nell’Accordo di programma, perché – specifica l’assessora Bianchi – «l’obiettivo condiviso con il Ministero è di accelerare il più possibile, mentre revisionare il dossier oggi significherebbe rallentare entrambe le procedure».

Accordo di programma che, lo ricordiamo, è ormai scaduto: la bozza già condivisa è inceppata a Roma, in attesa di essere firmata. Esattamente come la prosecuzione e la conferma dell’incarico al commissario straordinario Mauro Fasano. Un ritardo diventato proverbiale, quello romano. Che però adesso rischia di fare slittare, per l’ennesima volta, i cantieri della bonifica Caffaro. Solo per una firma.
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