Bresciani nel mondo, aumenta l’emigrazione femminile: nel Bresciano è + 207,7%

È stata un’occasione di riflessione profonda sulle migrazioni italiane quella andata in scena ieri nella sala Libretti del Giornale di Brescia, in occasione della presentazione del Rim - Rapporto Italiani nel mondo 2025, il dossier annuale della Fondazione Migrantes.
A condurre l’incontro è stato Gabriele Bazzoli, presidente della Fondazione San Francesco di Sales. La voce principale è stata quella di Delfina Licata, curatrice del volume, che ha illustrato dati, tendenze e implicazioni sociali legate alla crescente mobilità degli italiani all’estero.
«Ci troviamo di fronte a una serie di bugie - ha chiarito Licata - e il compito del Rapporto è anche quello di contrastarle. La Chiesa ha ancora a cuore questo lavoro, nato nel 2006, per ricordare il nostro passato migratorio e sensibilizzare sull’accoglienza».
Uno dei fenomeni più evidenti è l’aumento dell’emigrazione femminile: «Le italiane all’estero sono cresciute del 109%. In Lombardia l’aumento è del 189%, nella provincia di Brescia addirittura del 207,7%».
Percentuali che, per Licata, «raccontano storie individuali, più che tendenze. E smentiscono la retorica dei “cervelli in fuga”: partono i talenti, perché va dato valore alla persona per quello che è e non solo per ciò che fa, non solo al suo titolo di studio. Anche perché, se si leggono con attenzione i numeri, si nota che i laureati rappresentano solo il 33% degli espatriati».
La mobilità, ha evidenziato la relatrice, «non è fuga ma opportunità». E ha un costo: «Non tutti ce la fanno, soprattutto i più qualificati. È necessario valorizzare anche i rientri: oggi manca una vera politica del ritorno. E chi torna non è mai la stessa persona che è partita, nonostante ci si aspetti questo, sbagliando».
Nel dialogo con il pubblico spazio anche alle testimonianze di due giovani, Rachele Momi e Leonardo Rossi, che hanno vissuto in prima persona l’emigrazione contemporanea dall’Italia all’estero, con le sue sfide e possibilità.
Infine, il messaggio: «Emigrare non è un fallimento, ma dev’essere un diritto. Così come quello di restare. E di tornare. Tutti e tre - partenza, ritorno e permanenza - sono forme del diritto all’esistenza».
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