Cronaca

Minori stranieri non accompagnati, a Brescia sono 190

I numeri restano stabili: per riconoscere il loro passato diverse associazioni bresciane e non hanno dato vita al progetto «Embodying migration»
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Minori non accompagnati, numeri stabili
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Calano in Italia, ma Brescia resta stabile. La presenza di minori stranieri non accompagnati in Italia registra numeri inferiori rispetto a quelli dell’anno precedente. Numeri che – bisogna sempre ricordarlo – sono di fatto storie, vite di ragazzini che non hanno ancora 18 anni e che, prima di arrivare in Italia, hanno vissuto esperienze tragiche, sono stati in viaggio per uno o anche due anni, soli, hanno visto morire gli amici mentre attraversavano il deserto o il Mediterraneo, sono stati incarcerati nei lager libici o hanno dovuto lavorare fino allo sfinimento per poter pagare il prezzo della loro libertà. «È un fenomeno che dipende da molte variabili – spiega Giuliana Tondina, a capo della Procura dei minorenni si Brescia –; è difficile dire quali siano le cause delle migrazioni perché continuano a mutare gli scenari».

Proprio perché il fenomeno è così fluido, la Procura dei minori bresciana, che è competente anche per le province di Bergamo, Mantova, Crema e Cremona, grazie all’impegno di molte realtà che sono coinvolte nella gestione dei migranti minori soli, e al loro lavoro assolutamente volontario, ha steso delle linee guida per seguire il percorso di questi ragazzi e dare organicità a numeri e procedure; linee guida prese a modello da parte del Ministero di giustizia. Ed è grazie a questa organizzazione che è possibile dare le dimensioni reali del fenomeno migratorio di ragazzini poco più che bambini.

I numeri

In Italia i minori stranieri non accompagnati (Msna) al 30 marzo 2024 erano 21.255, al 30 marzo 2025 sono scesi a 16.274. In Lombardia da 2.547 si è scesi a 2.192, nella Lombardia orientale da 626 a 590, mentre i dati di Brescia parlano di una certa stabilità: da 187 a 190. I minori soli rintracciati al 3 giugno 2025 erano 70, numero puramente indicativo e mobile che cambia in base ai loro spostamenti, che non si fermano nella nostra provincia per raggiungere i parenti altrove, anche all’estero.

«Si tratta di un fenomeno sociale – continua la procuratrice Tondina – complesso, che coinvolge prefetture, forze dell’ordine, servizi sociali, educatori di comunità e tutori oltre che Procura e Tribunale dei minorenni. Abbiamo registrato la necessità di costruire un percorso uniforme tra tutte queste realtà per garantire a questi ragazzi tutte le forme di tutela cui hanno diritto», dal momento che sono tra le categorie più vulnerabili tra i migranti, che hanno bisogno di protezione, sicurezza, accoglienza temporanea e tutele legali, oltre che di assistenza sanitaria, cure mediche di base e supporto psicologico.

Il progetto

Proprio per conoscere più approfonditamente le loro vite, i loro desideri oltre che il passato e le speranze per il loro futuro, la Procura dei minori in collaborazione con Servizi sociali di Brescia, Bergamo e Cremona, le comunità L’Alternativa, Nada, Arci Porto Sicuro, Progetto Sai, Coop Alce Nero, Fondazione Brescia Musei e Cfp Canossa ha elaborato il progetto «Embodying migration» che ha coinvolto 28 di questi ragazzi (una sola è femmina) provenienti soprattutto dall’Africa (Egitto, Guinea, Senegal, Gambia ecc...) che li ha portati a raccontarsi partendo dalla fisicità (occhi, orecchie, piedi o gambe). Da questa narrazione, vera e scevra da ogni pregiudizio o propaganda, si sono ricostruite le loro storie finite poi in una mostra che è stata ospitata al Mo.Ca nei giorni scorsi. «Mi piacerebbe – conclude la procuratrice Tondina – che questo progetto molto elaborato potesse coinvolgere tutti i minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio, e non solo 28».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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