Magri dell’Ispi: «I proclami Usa minacciano la stabilità europea»

Il presidente del Comitato scientifico dell’Istituto per gli studi di politica internazionale ha partecipato a un incontro a Palazzo Martinengo moderato dalla direttrice del GdB Nunzia Vallini
Da sinistra Nunzia Vallini, Paolo Magri e Fausta Luscia © www.giornaledibrescia.it
Da sinistra Nunzia Vallini, Paolo Magri e Fausta Luscia © www.giornaledibrescia.it
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Lo scorso novembre Donald Trump ha vinto le elezioni negli Stati Uniti. Il ritorno alla Casa Bianca del tycoon – al di là delle diverse visioni politiche – ha scosso il mondo intero. Economia, finanza, rapporti di potenza e giochi politici: tutto in fermento e tutto che sembra poter cambiare. È arrivata l’ora della verità?

Donald Trump - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Donald Trump - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Lo stesso dubbio che si è posto – e a cui ha provato a rispondere – L’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) nel rapporto 2025. La situazione in MedioOriente e la fine (possibile) della guerra in Ucraina sono sempre al centro del dibattito politico internazionale, ma c’è anche la transizione green, ci sono gli aumenti del costo dell’energia e c’è soprattutto un’Europa che ha bisogno di ritrovare identità e unità d’intenti per potersi muovere sul grande scacchiere delle potenze mondiali.

Risposte

Alcune risposte ha provato a darle ieri il presidente del Comitato scientifico Ispi Paolo Magri, che ha partecipato a Palazzo Martinengo all’incontro «L’ora della verità. Il mondo alla prova di Trump», organizzato da Ande Brescia e moderato dal direttore del nostro quotidiano Nunzia Vallini. «Stiamo parlando da due mesi di questo ciclone Trump, ma gli atti veri, concreti e definitivi di questa Amministrazione per ora sono pochissimi – precisa Magri –. Il problema è che solo con gli annunci sta andando in frantumi quel mondo che è stato costruito con fatica dal secondo dopoguerra in poi. Adesso sembra di essere nella giungla: si mette la pistola sul tavolo e vince il più forte».

È comunque evidente che il ritorno del tycoon alla guida degli Stati Uniti abbia influito su alcuni equilibri, lo si nota in maniera più evidente in quei contesti da anni sotto i riflettori. «A Gaza la tregua si poteva fare benissimo – spiega Magri –: semplicemente Netanyahu voleva aspettare Trump. Non possiamo parlare però di pace in Medio Oriente: per questo si deve pensare alla prospettiva a lungo termine della Palestina. Lo stesso discorso potremmo farlo per L’Ucraina».

Secondo Magri a regolare le azioni di Trump potrebbero esserci tre input diversi: «Gioca a fare il pazzo, è tutta una tattica oppure c’è una vera e propria strategia. Questa opzione è quella che ci terrorizza di più, perché pensiamo a un possibile accordo economico commerciale con Russia e Cina».

L’Europa

E in tutto questo l’Europa non può rimanere uno spettatore passivo. «Chi pecora si fa, il lupo se la mangia», sottolinea Magri. «C’è da reagire al summit di Riad – aggiunge –. La risposta però dovrebbe arrivare con una conferenza a Bruxelles convocata da Ursula von der Leyen, perché non c’è più spazio per i protagonismi dei singoli leader europei».

Il quadro appare complicato e il futuro più che mai incerto, ma l’Europa ha dimostrato di avere capacità enormi. «Ci sono realtà, come la stessa Brescia, che sono sopravvissute a periodi complicati. Dobbiamo ricordarci che paghiamo le tasse tre volte di più degli altri e siamo sempre qui», conclude Magri.

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