/ Davanti alle ingiustizie della vita non ci sono parole. Non possono esserci. Non di dolore, non di conforto e tanto meno di speranza. Lo sanno bene Daniele e Francesca, genitori straziati della piccola Sofia, la bambina di un anno e mezzo investita da un’auto lunedì pomeriggio nel parcheggio dell’asilo Little England. E in fondo lo sa bene anche don Claudio Paganini, parroco di Cellatica, chiamato ieri al difficile compito - anche per lui sacerdote di lungo corso - di celebrare i funerali della bambina. «Siamo qui pieni di sofferenze, paure, privi di punti di riferimento. Ci sentiamo semplicemente svuotati: svuotati di valore e di vita» ammette nella sua omelia. E ancora: «Nelle lacrime di questi giorni leggo la fatica del distacco, inconcepibile, insensato, irrazionale, ingiusto, ma non riusciamo a far emergere la grandezza di una bambina di due anni innamorata della vita, dei suoi genitori, dei suoi nonni». L’ingiustizia è quella bara bianca, con sopra gli stivaletti da pioggia rosa, in mezzo alla chiesa gremita di persone, che si sono strette in un abbraccio corale - nel rispetto del dolore incommensurabile - alla famiglia Archetti, molto conosciuta in paese. Per lo sport, l’impegno sociale e quello politico.
Il dolore. Una tragedia così colpisce tutti. E fa male. Lascia un segno profondo in una comunità. Piangono gli amici di famiglia, i parenti. Piange nonna Dina che lunedì era mano nella mano con la piccola Sofia, anche lei investita dall’auto in manovra, e che in chiesa è arrivata con la sedia a rotelle e il gesso ad una gamba. Il dolore che ha dentro non si avvicina nemmeno minimamente a quello fisico. «Non lo faccio più, non lo faccio più» ripete a chi le si avvicina quasi a scusarsi di una colpa che non ha. Non smette per un attimo di asciugarsi gli occhi. Come le maestre e le mamme dei bambini del nido Little England, ieri chiuso per lutto. «Quello che è accaduto rappresenta l’inversione innaturale delle cose. È la sofferenza più atroce che possa accadere nella vita di un genitore. Tutti noi da quel giorno abbiamo perso un pezzettino di cuore e se potessimo regalarlo a mamma e papà per ricucire il loro cuore infranto lo faremmo» le parole di una mamma che, a nome di tutti i genitori, ha parlato dall’altare annunciando la raccolta fondi destinata al pronto soccorso pediatrico del Civile. Sofia venerdì prossimo 14 giugno avrebbe compiuto due anni e avrebbe ballato sulle note di «Baby Shark», la canzone che ogni genitore di oggi ha cantato e almeno una volta con il proprio bambino. E per questo mamma Francesca - che ad aprile ha dato alla luce la secondogenita - ha chiesto che venisse fatta sentire. Don Claudio ha scelto il momento subito dopo l’omelia con gli applausi che hanno ritmato il ritornello. «Forse - ha detto il sacerdote – un canto come baby Shark, il cavallo di battaglia della piccola Sofia per coinvolgere gli adulti a giocare con lei, può farci capire l’insostenibile bellezza del vivere». E all’uscita della bara bianca dalla chiesa di Cellatica, si sono alzati in volo palloncini rosa e bianchi. E un lungo applauso ha salutato per sempre Sofia. //



