Cronaca

Fece sparire 800mila euro dai conti dei clienti: a processo 12 anni dopo

La direttrice delle Poste di Bornato, Corte Franca e Roncadelle verso il proscioglimento per prescrizione
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

Prelievi non autorizzati per 800mila euro
Prelievi non autorizzati per 800mila euro

Prelevati dai conti correnti e dai libretti postali, ma anche da buoni fruttiferi dei correntisti. E fatti sparire. Se nascosti in cassette di sicurezza in Svizzera o «investiti» in Gratta&Vinci, gli inquirenti, che senza fortuna li hanno cercati, non sanno dire. Sanno solo che erano poco meno di 800mila euro e che una di loro aveva titolo solo per gestirli, ma che entrambe non avrebbero mai potuto né intascarli, né tanto meno farli svanire nel nulla.

A rischio

Per aver messo le mani sui soldi altrui sono finite a processo Maria Emma Faita, ex direttrice degli uffici postali di Bornato, Corte Franca e Roncadelle, e Mariangela Pagnoni, sua conoscente e, per gli inquirenti, istigatrice delle numerose manovre illecite compiute a danno di una quarantina di clienti, oltre che della stessa filiale di Roncadelle. Il processo è entrato nel vivo ieri, dodici anni dopo gli ultimi episodi. In aula hanno testimoniato alcuni dei titolari dei libretti e dei conti alleggeriti, ma nel frattempo risarciti da Poste Italiane, che si è costituita parte civile nei confronti della coppia di signore difese dagli avvocati Gianluca Venturini e Matteo Rovatti nella speranza di rientrare almeno in parte del maltolto e che ora corre il rischio di rimanere con il cerino in mano.

L'imputata fu direttrice di diversi uffici postali in provincia © www.giornaledibrescia.it
L'imputata fu direttrice di diversi uffici postali in provincia © www.giornaledibrescia.it

Tra giugno e dicembre di quest’anno la prescrizione azzererà tutto quello che non si è prescritto sino ad ora. Se il fascicolo non approderà ad una sentenza di condanna il prossimo 17 giugno, data fissata per la discussione e la decisione, dietro al sipario rimarrà il delitto perfetto: nessuna condanna, che qualora inflitta non diventerà comunque definitiva prima della prescrizione, e nessun risarcimento.

I fatti

Il caso scoppia nel 2013. Una correntista si accorge di avere sul conto meno denaro di quello che era certa di avere risparmiato. E chiede una verifica. Se ne incarica un ispettore delle Poste che, oltre all’ammanco ipotizzato e ad un prelievo non autorizzato dalle casse dello sportello di Roncadelle di circa 60mila euro, ne scopre diversi altri e avvisa i clienti che li hanno subiti, ma non se ne sono accorti. Scatta una denuncia collettiva. La direttrice dell’ufficio postale viene licenziata in tronco, nonostante collabori con inquirenti e con le Poste per ricostruire tutte le manovre illecite.

Le difficoltà del processo

Il processo non decolla. Non subito almeno. La corretta qualificazione giuridica dei fatti, sulla quale ha inciso e non poco un duplice cambio di orientamento della Cassazione; la necessità di trasferire il fascicolo da un collegio all’altro; la difficoltà di trovare magistrati che non si siano già pronunciati sul caso e che per questo non siano divenuti incompatibili; il turn over di pubblici ministeri con il conseguente stallo del fascicolo in Procura, che si è protratto dal 2015 al 2021, hanno provocato un ritardo irrecuperabile, il tutto a vantaggio delle imputate che, nonostante una sostanziale confessione, nella peggiore delle ipotesi potrebbero essere chiamate un giorno ad affrontare una causa civile per il risarcimento del danno, ma solo di quello risparmiato dalla prescrizione. Sempre che il Tribunale non riqualifichi il reato per il quale sono a processo - peculato - in altre ipotesi già abbondantemente prescritte e dichiari il non luogo a procedere.

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