Cronaca

«Lavoro in strada e in borghese, la bodycam mi tutela»

Parla un operatore con oltre 20 anni di esperienza nel contrasto allo spaccio e alla delinquenza di strada
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

Attività antidroga in borghese in città
Attività antidroga in borghese in città

Attività antidroga in strada, negli stabili abbandonati, negli appartamenti trasformati in depositi o laboratori. Sempre in borghese, prima a seguire ed osservare, poi ad intervenire per bloccare e raccogliere prove. Da oltre 20 anni. E le immagini, da quando è stato possibile farle, sono state una scelta di tutela.

Quando ha deciso di registrare tutto quello che succede?

Quando alcuni colleghi sono stati accusati ingiustamente di aver malmenato dei soggetti o rubato del denaro. Erano i primi tempi in cui i telefoni facevano anche le foto e registravano l’audio. Io, a mie spese, ho comprato man mano tutto quello che usciva sul mercato, il meglio della tecnologia. È costoso ma voglio essere tutelato.

Lavorando in borghese non è facile. Come si regola?

Nel corso degli anni ho studiato un po’ di tutto, buchi nelle tasche delle giacche e delle camicie all’altezza dell’obiettivo del cellulare, elastici ma la svolta è arrivata negli ultimi cinque anni con gli occhiali che registrano i video. Sono discreti, attivabili con un gesto semplice e, anno dopo anno, con memorie sempre più ampie.

Cosa vuole riprendere quando c’è un intervento in strada?

Io voglio che si veda tutto. Faccio partire il video quando sono a diversi metri dal soggetto, registro in modo che sia chiaro che per prima cosa mi qualifico (cioè dice ad alta voce polizia o carabinieri, ndr) e chiedo i documenti e se ha addosso armi, soldi o droga. A quel punto è documentato come il soggetto reagisce. Nel nostro ambiente la reazione più frequente è che ti spintonino e comincino a correre gettando via quello che hanno in tasca. Anche in questo caso i video testimoniano che droga o armi che vengono recuperate a terra dopo le aveva lui addosso.

E nelle case?

Entrare in una abitazione privata è ancora più delicato. Faccio partire la ripresa quando la porta è chiusa e non siamo ancora entrati. Anche in questo caso riprendo nel dettaglio quando chiedo se hanno armi, soldi o droga e li faccio contare o pesare a loro. In modo che successivamente non si possa dire che le cifre dei contanti o i pesi delle sostanze fossero diversi e che noi abbiamo rubato soldi o droga.

E le immagini che fine fanno?

Quando la vicenda è chiusa e non ci sono più possibili questioni sulle modalità del nostro intervento cancello tutto. Io mi regolo così da molti anni e vedo sempre più colleghi, di tutte le forze di polizia, fare lo stesso.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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