Cronaca

Barbariga capitale della morra: vince tutto ai nazionali

Dalla passione popolare al grande trionfo: il paese della Bassa guida la rinascita del gioco
Stefano Archetti
Le sfide di Morra a Vilminore di Scalve
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Le sfide di Morra a Vilminore di Scalve

Dominio bresciano al campionato nazionale della morra, disputato il 19 e 20 luglio a Vilminore di Scalve, in provincia di Bergamo. Giocatori provenienti da tutta Italia si sono sfidati in singolo, coppie e terne: in tutte le categorie hanno avuto la meglio i giocatori della Compagnia della morra di Barbariga. A imporsi nel torneo individuale è stato Pierangelo Arrigoni, mentre tra le coppie il successo è andato a Marco Duci e Giovan Maria Andreoletti. Nella gara a squadre ha trionfato la terna composta da Bruno Abeni, Pierdavide Olivari e Olivo Bizioli.

La Compagnia della morra – nata a Barbariga e composta da circa 130 appassionati provenienti da tutta la regione – è oggi uno dei principali punti di riferimento per questo antico gioco. La morra prevede il confronto tra due sfidanti che, contemporaneamente, distendono le dita di una mano cercando di indovinare la somma totale, compresa tra due (il pugno chiuso vale uno) e dieci. Per vincere, è necessario raggiungere un punteggio prefissato: nel campionato appena concluso, sedici. In caso di parità si può proseguire per altri cinque punti, ma per aggiudicarsi la partita servono due lunghezze di vantaggio.

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Giocatori di morra a Barbariga

Dagli egizi in poi

Antichissima, la morra risalirebbe agli egizi e fu praticata dai romani: Cicerone la cita nel De officiis scrivendo «dignus est quicum in tenebris mices» (è persona degna quella con cui puoi giocare alla morra al buio). Più recentemente, era diffusa tra i soldati nelle trincee e nelle osterie, dove però – complice l’alcol – non di rado le partite degeneravano in risse. Per questo fu vietata nel 1929. Dopo decenni di oblio la morra è tornata a vivere nel 2006. «Un gruppo di friulani che ancora la praticava ci ha contattati – racconta Pierdavide Olivari, presidente della Compagnia – ci siamo incontrati in un autogrill e abbiamo deciso di far rinascere il gioco dei nostri padri». Da allora vengono organizzati tornei e campionati e nel 2023 è stata riconosciuta patrimonio culturale immateriale presso l’Unesco.

Obiettivo

Oggi la Compagnia è affiliata alla Figest (Federazione italiana giochi e sport tradizionali). La morra resta tecnicamente illegale, fatta eccezione per le regioni autonome. Ma l’obiettivo è chiaro: «Vogliamo che venga legalizzata – conclude Olivari – perché per noi rappresenta aggregazione e un modo sano di divertirsi».

L’origine del nome

Restano controverse le ipotesi sull’origine del nome «morra». Secondo una teoria, la variante mora indicherebbe un cumulo – di dita, ma anche di sassi – sopra i quali i pastori si sarebbero sfidati. Un’altra ipotesi la fa risalire al mondo arabo: «giocare alla mora» significherebbe infatti «giocare alla maniera dei Mori», ossia degli arabi. C’è poi chi riconduce il termine a una formula dialettale: zuca o mora?, ovvero «giochi o aspetti?». Altri ancora lo collegano al frastuono che si genera durante le partite, associandolo all’espressione «battere la moresca», antica danza caratterizzata da movimenti energici e impetuosi.

Un’ulteriore lettura arriva dal linguista Giovanni Petrolini, secondo cui «giocare alla morra» – con una o due erre – potrebbe essere una deformazione popolare dell’espressione «giocare all’amore», più antica, forse legata ai gesti rapidi e nascosti tra due innamorati, simili a quelli del gioco. Le teorie sono numerose, e nessuna definitiva. Ma una sola è la certezza: anche nell’etimologia, la morra continua ad affascinare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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