«Cìc! Cés! Quàter. Mùra!» Le dita balenano rapide sul tavolo dell’osteria. Il ritmo cresce col tono della voce dei due contendenti. La velocità favorisce la confusione e c’è chi magari ne approfitta: prova a «mèter zó» due dita e mezza. Pronto a giurare che fossero solo due, o invece proprio tre, a seconda della puntata. Un tempo la cosa poteva finire in rissa. Le focose partite a mùra mi sono tornate in mente alcuni giorni fa grazie al concorso di poesia dialettale promosso dalla Fondazione Civiltà Bresciana.
Tra i componimenti premiati (il video dell’intera cerimonia è visibile anche nella sezione dedicata a Dialèktika) c’era «El vùl de la poiàna» di Marco Gatti (al minuto 21 e 41 secondi). Che nel descrivere la natura animata di un prato racconta di «fonzarilì töcc culuràcc che smiciàa curiùs».



