Cronaca

Bambina ferita dallo sparo, arrivano piccoli segnali di speranza

Dopo 96 ore in ospedale a Bergamo potrebbe essere giunto il momento del risveglio
Roberto Manieri

Roberto Manieri

Giornalista

L'ospedale Giovanni XXIII dov'è ricoverata la bambina
L'ospedale Giovanni XXIII dov'è ricoverata la bambina

A oltre 96 ore di distanza dal ferimento della piccola dal colpo di pistola partito accidentalmente dalla pistola trovata in camera dei genitori a Gardone Val Trompia, piccoli e flebili segnali di speranza sembrano filtrare dall’osservazione in corso della bimba all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo.

La verifica

La necessità in questo casi è di verificare la risposta della piccola alle sollecitazioni. Da qui la riduzione proporzionale in queste ore della sedazione. A quanto emerge sembra che la bambina stia dando segnali positivi di risveglio. In questi casi la necessità dei medici – e il condizionale resta d’obbligo – è di verificare la risposta dell’organismo dopo l’immaginabile lesione e leggere durante la valutazione iniziale le risposte e quindi determinare la gravità della lesione cerebrale traumatica. 

Un’analisi delicata in questa fase che, come spiegano medici però estranei al caso della degenza in terapia intensiva a Bergamo, si basa sull’apertura degli occhi, eventuale risposta verbale e la verifica della migliore risposta motoria. Da quanto emerge nelle ultime ore sembra che la bimba stia dando segni positivi di risveglio dal coma e questo rappresenta un elemento di speranza e di fiducia nell’evoluzione che il caso potrebbe avere nelle prossime ore.

La speranza

A Gardone in molti si affidano alla speranza per le sorti della piccola a cui continua ad andare il pensiero. La riflessione di molti è legata al dramma che sta vivendo la famiglia. «Un evento che in un attimo ti stravolge la vita e che non dovrebbe mai accadere», si dice.

Intanto sul fronte delle indagini tecniche si attende l’arrivo degli esperti del Ris nella villetta. Al servizio di microscopia di Parma sono stati affidati i capi di abbigliamento ed i materiali relativi alle persone presenti in casa al momento dello sparo per riuscire ad avere delle chiavi di lettura sull’accaduto.

Ma intanto anche dalla letteratura tecnica emerge come più persone presenti in un ambiente subito dopo uno sparo vengano contaminati dalle particelle emesse che poi migrano anche su altre persone, rendendo quindi inutili i tamponi stub. Dettagli che tuttavia ora passano in secondo piano davanti alla speranza e alle preghiere per la piccola. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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