Cronaca

Caro carburanti, «così rischiamo lo stop dei nostri camion»

L’allarme di Giuseppina Mussetola, segretaria provinciale della Federazione autotrasportatori italiani: «Costi insostenibili, e spuntano pure nuovi pedaggi»
Marco Tedoldi

Marco Tedoldi

Giornalista

Un camion in transito
Un camion in transito

Il rischio è che i camion si fermino. Il caro carburanti, spinto dalle tensioni internazionali e dalla guerra in Medio Oriente, rischia infatti di mettere in seria difficoltà il settore dell’autotrasporto, con ricadute sull’intera economia. A lanciare l’allarme è Giuseppina Mussetola, segretaria provinciale della Fai, la Federazione autotrasportatori italiani, che parla di una situazione sempre più difficile da sostenere per le imprese.

Secondo Mussetola l’aumento dei prezzi del gasolio rischia di diventare insostenibile per molte aziende: «Il carburante incide sempre di più sui costi – spiega –. Se prima rappresentava circa il 30-35% dei bilanci delle imprese di trasporto, oggi siamo arrivati attorno al 40-45%. Questo significa erodere quasi completamente i margini».

Lo scenario

Un peso che si aggiunge ad altri costi molto elevati, a partire dai pedaggi autostradali e dal costo del lavoro. «Siamo già a livelli molto alti – osserva – e spuntano anche nuovi pedaggi, come quello sulla Corda Molle: il raccordo autostradale ha un peso non di poco conto sui bilanci delle imprese. La situazione sta diventando sempre più difficile da sostenere».

E la conseguenza potrebbe essere drastica. «Se i prezzi dei carburanti restassero così alti a lungo – avverte – potremmo essere costretti a fermare i camion. Non per uno sciopero, ma perché non sarebbe più economicamente sostenibile continuare a lavorare». Uno scenario che avrebbe effetti diretti anche sull’economia locale, visto che l’autotrasporto rappresenta una componente essenziale della filiera produttiva.

I tempi

La segretaria della Fai sottolinea inoltre come gli aumenti registrati nei giorni scorsi siano arrivati molto, troppo rapidamente. «Il giorno in cui abbiamo saputo dei bombardamenti sull’Iran ci siamo trovati con i prezzi già aumentati alle colonnine. È difficile capire su quali basi si siano mossi così in fretta». Il timore è che le tensioni internazionali possano diventare il pretesto per rincari non sempre giustificati. Per questo la Fai ha tempestivamente sollecitato il Governo a rafforzare il monitoraggio sui prezzi e a contrastare eventuali fenomeni speculativi. «Il libero mercato va rispettato – conclude Mussetola – ma non può essere piegato a pratiche scorrette che danneggiano imprese e cittadini».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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